| Mensa in via Golgi e riforma della ristorazione |
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Già nei primi mesi del 2009 l’Ateneo, insieme ai rappresentanti degli studenti, ha avviato i lavori per una riforma del servizio di ristorazione. Tale riforma si è resa necessaria a seguito di un controllo effettuato sul sistema che allora regolava il servizio: tale controllo ha messo in luce una serie di criticità non trascurabili. Negli anni precedenti l’amministrazione e gli stessi rappresentanti erano raggiunti in continuazione da mail di protesta di studenti del Politecnico che lamentavano una scarsa qualità del servizio, declinata in vari aspetti. Contestualmente i residenti degli studentati sono stati promotori di diverse iniziative volte a riformare il sistema di ristorazione di alcune strutture, lamentando problemi analoghi. Con questi presupposti la direzione amministrativa ha cominciato a sondare il problema, facendo emergere un primo dato inaspettato e preoccupante relativo all’utilizzo del servizio da parte degli studenti idonei ed assegnatari di una borsa di studio con relativi buoni pasto: pur avendone il diritto, di questi studenti solo il 17% usufruisce del servizio. Anche per quanto riguarda la sostenibilità finanziaria lo stato delle cose ci è apparso paradossale, in quanto gli investimenti destinati a garantire la ristorazione a questo 17% di studenti derivano dalle trattenute sulle borse di studio di tutti gli studenti borsisti. In sostanza anche l’83% degli studenti non fruitori del servizio, rinunciando ad una parte della propria borsa, sostenevano l’erogazione dei pasti per i restanti. Ciò per altro significa che se il sistema della ristorazione avesse cominciato a funzionare all’improvviso per il 100% degli studenti aventi diritto, l’Ateneo si sarebbe trovato senza le risorse necessarie per mantenerlo, ed avremmo avuto un grosso buco di bilancio. Le ragioni per cui molti studenti sceglievano di non usufruire del servizio riguardavano principalmente la limitatezza degli esercizi presso cui spendere i buoni pasto e la qualità o la tipologia delle pietanze servite. Come rappresentanti abbiamo ritenuto intollerabile una situazione del genere, poiché di fatto il diritto di tanti studenti era compromesso. Insieme all’Amministrazione abbiamo quindi costruito un sistema di convenzioni con 50 esercizi di ristorazione distribuiti attorno a tutti i poli dell’Ateneo: si tratta di un sistema in espansione, in quanto 50 è il numero minimo, da ampliarsi decisamente (su questo gli amministratori sono già al lavoro per ulteriori convenzioni, su segnalazione degli studenti). Questo per consentire agli studenti di avere un’offerta più varia cui accedere in un numero di locali di ristoro convenzionati più ampio. Affinché poi il sistema fosse sostenibile finanziariamente, ovvero in grado di consentire a tutti gli studenti idonei ed assegnatari di usufruire del servizio con le risorse a disposizione, la cifra del buono pasto è stata ridimensionata tenendo conto da una parte delle risorse derivanti dalle trattenute sulle borse per il servizio ristorazione, comunque insufficienti (il Politecnico con questa riforma ha investito più di un milione di euro per compensare la limitatezza dei fondi erogati dalla regione); dall’altra si è fatta un’indagine di mercato per essere certi di poter effettivamente garantire agli studenti il consumo di “pacchetti di spesa/menu” adeguati. Frutto di questa mediazione è la nuova quota fissata per i buoni pasto, declinata per le varie tipologie di studenti (residenti in Milano, pendolari etc.). Contestualmente gli studenti della casa dello studente in via Pascoli, attraverso i loro rappresentanti, hanno scelto di ampliare e potenziare la mensa interna allo studentato, che è oggi sotto-utilizzata per quanto riguarda le cucine. In seguito a questa decisione l’amministrazione ha previsto e sta elaborando un progetto di ampliamento che porterà il numero di posti a più del doppio rispetto a quelli attuali. Il sistema fin’ora descritto tuttavia orbita attorno agli studenti idonei ed assegnatari di borsa di studio, ma le mense interne al Politecnico di fatto sono sempre state aperte a tutti gli studenti, e a tutti hanno sempre garantito un pasto dignitoso a prezzo a portata di studente: per questa ragione insieme alle 50 convenzioni per idonei e borsisti strutturate con “pacchetti di consumo/menu”, l’amministrazione sta costruendo altre convenzioni più articolate con mense ed esercizi capaci di erogare pasti completi paragonabili a quelli serviti fino ad oggi nella mensa di via Golgi. Queste ulteriori convenzioni (distribuite attorno a tutti i poli dell’Ateneo, in modo da garantire per ciascun polo almeno una convenzione, e anch’esse strutturate con pacchetti di consumo) saranno accessibili non solo agli studenti borsisti, ma a tutti gli studenti. Sarebbe sbagliato interpretare la chiusura della mensa in via Golgi come un taglio per fare cassa, poiché in effetti di pura razionalizzazione si tratta: questo intervento è infatti compensato da tre ulteriori iniziative volte a compensare la perdita. Di questi tre interventi, due sono già definiti, mentre il terzo è in fase di progettazione: si tratta dell’ampliamento e potenziamento della mensa in via Pascoli (nella casa dello studente) -che vedrà più che raddoppiare i posti- e dell’ampliamento del bar collocato in prossimità della mensa in via Golgi, il quale non solo verrà mantenuto, ma sarà ampliato e trasformato in bar-tavola calda. L’ultimo intervento, allo studio degli uffici, riguarda un possibile ampliamento della mensa del campus Leonardo collocata di fronte all’acquario. In seguito alla chiusura inoltre la mensa sarà utilizzata per collocarvi a turno le aule degli edifici Nave e Trifoglio, che saranno oggetto di intervento di ristrutturazione al fine di adeguare gli impianti alle normative vigenti, e che saranno dotati di un impianto per il raffrescamento nella stagione estiva, che ancora manca. Evidentemente l’obiettivo è quello di recuperare i posti perduti in via Golgi nell’ampliamento delle altre strutture, e in generale è quello di consegnare agli studenti un servizio ristorazione migliore di quello attuale: questa è la sfida che come rappresentanti abbiamo voluto accettare. Può darsi che nel tempo questa sfida richieda ancora qualche aggiustamento, ma questa è una condizione che sempre bisogna accettare quando si trasformano le cose per cambiarle in meglio. |
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