Intervento Internazionalizzazione

Come passare dall’internazionalizzazione degli studenti
alla creazione di un Ateneo internazionale?

Buongiorno a tutti,

come studenti concordiamo che un Ateneo di eccellenza non possa rinunciare alla sfida di competere a livello internazionale, sia per garantire una formazione che dia piena facoltà ai propri laureati di muoversi liberamente in un mercato del lavoro sempre più globale, sia per la ricchezza che nasce dall’incontro di differenti culture, grazie al confronto fra altri modi di approcciarsi alle stesse materie.

Per questo siamo convinti che il Politecnico debba andare oltre l’attuale modalità con cui vengono vissuti i programmi di formazione all’estero, passando da una logica di esatta corrispondenza degli esami a una visione dei progetti Erasmus come possibilità di effettiva personalizzazione del percorso formativo da parte degli studenti. Questo può anche comportare la rinuncia ad alcuni contenuti didattici offerti dal nostro Ateneo per abbracciarne degli altri, peculiari della sede di destinazione scelta.

Inoltre il miglioramento dei programmi di studio all’estero non può prescindere da una maggiore chiarezza e semplicità nella definizione del proprio piano di studi. Il primo passo in questa direzione consiste nel garantire agli studenti del Politecnico la possibilità di effettuare degli scambi organizzati per “ambiti didattici”. Pensiamo infatti che gli studenti dovrebbero poter scegliere la destinazione in serenità, senza essere costretti a una difficile, e a volte assai estenuante, ricerca di esami che abbiano una perfetta specularità con i corsi erogati dal Politecnico, come invece avviene attualmente. In questo senso riteniamo utile che vengano istituiti dei veri e propri pozzetti di esami equivalenti per tutti gli Atenei con i quali siano attivi progetti di scambio internazionali e per ciascuno dei corsi di provenienza dal Politecnico. Un ultimo aspetto di miglioramento dell’Erasmus consiste nell’incrementare le sedi partner, soprattutto in paesi nordici, cosa possibile solo se il nostro Ateneo riuscirà ad attrarre sempre più studenti dal nord-Europa grazie ad una sua internazionalizzazione più riconosciuta.

Ma un Ateneo che ambisca ad avere una dimensione internazionale non può limitarsi a migliorare i progetti già attivati, e oltre all’Erasmus, citiamo l’importanza del progetto doppia laurea, Athens, TIME. Riteniamo indispensabile, infatti, che ci si adoperi anche per un potenziamento dell’offerta didattica e della ricerca svolta in lingua inglese.
Osserviamo con favore, seppur ancora sperimentale e timido, il percorso già intrapreso da alcune Scuole, che hanno progressivamente aumentato il numero di corsi erogati in lingua inglese, soprattutto per quanto riguarda le lauree magistrali (Space e Architecture solo per citarne due). C’è da tener presente che in alcuni settori specifici un’ottima conoscenza dell’inglese risulta indispensabile, anche per chi opera esclusivamente in Italia. Bisogna però distinguere opportunamente i diversi corsi di studio, considerando che un passaggio della totalità delle Lauree Magistrali alla lingua Inglese non solo creerebbe problemi di transitorio non trascurabili ma, nel caso di alcuni settori scientifico-disciplinari, non sarebbe né giustificato né essenziale.
Siamo inoltre convinti che, dove il secondo livello di laurea sia in inglese, sarebbe opportuno preparare gli studenti già durante il percorso triennale, mediante corsi di lingua, oppure garantendo l’opportunità di frequentare alcuni corsi opzionali in inglese, dal secondo o terzo anno, così da prepararli gradualmente all’apprendimento in lingua.

Si potrebbe anche pensare che, dove siano previsti corsi divisi per scaglioni, uno di questi sia svolto in inglese. Dove non previsti, c’è la possibilità di crearne di condivisi da più CCS per soddisfare i requisiti minimi di numero, senza così aumentare il numero totale di corsi.
Questa ulteriore opportunità verrà sicuramente colta dagli studenti che puntano ad un mondo del lavoro sovranazionale, ma non risulta discriminante per coloro che non ne hanno interesse o faticano ancora con la lingua inglese.

L’attuazione di questo processo d’internazionalizzazione richiede un cambiamento anche nel corpo docente. L’auspicio è una più approfondita conoscenza della lingua straniera (possibile tramite corsi di aggiornamento di Scuola, come fatto per esempio nella seconda Scuola di Ingegneria) e una maggiore partecipazione di professori stranieri alle nostre lezioni, sia come docenti effettivi che come visiting professors. In questo senso sosteniamo con convinzione la sfida lanciata dal Rettore all’inaugurazione dell’AA qualche mese fa. Ricordiamo tutti quella slide con 150 professori stranieri come traguardo per i 150 anni del PoliMi di cui, per ora, 44 già arruolati.

Last but not least, al fine di internazionalizzare l’Ateneo nel suo complesso, un altro obiettivo prioritario è quello di aumentare la visibilità internazionale del Poli così da attirare studenti stranieri sempre migliori.
Quest’ultimo obiettivo può essere raggiunto tramite una serie di accorgimenti e attenzioni dedicate.
In primo luogo si potrebbe sperimentare la certificazione internazionale di alcuni corsi, e continuare la supervisione, già messa in moto, del posizionamento del nostro Ateneo nelle classifiche mondiali (ad esempio QS).
In secondo luogo si potrebbe introdurre una summer school, sia per attirare nuovi studenti sia per sviluppare partnership con iniziative analoghe di altre università; citiamo ad esempio l’esperienza di Architettura a Piacenza.
Terzo aspetto decisamente paradigmatico è l’attenzione alle “accomodation” per gli studenti incoming, come già avviato in via sperimentale a Como e Lecco. Il Politecnico dovrebbe coltivare una rete di sinergie, ad esempio con il Comune di Milano, o con le altre Università milanesi che riconoscono l’importanza di questa mission. L’obbiettivo è facilitare l’individuazione dell’alloggio e il reperimento di informazioni sui servizi offerti dalla città (trasporti, biblioteche, musei). Il Politecnico dovrebbe inoltre prestare maggiore attenzione al tema dell’accoglienza anche al suo interno, individuando piccoli ambiti di intervento che facilitino l’inserimento degli studenti stranieri nel nostro Ateneo. In questo processo si potrebbero coinvolgere le associazioni studentesche nate per interagire con gli studenti Erasmus, e quindi a piena conoscenza dei problemi degli studenti stranieri, e ormai ricche di suggerimenti interessanti di cui far tesoro.

In conclusione, riteniamo che il percorso di internazionalizzazione fin qui intrapreso sia assolutamente positivo, ma che vi siano ancora ampi margini di intervento e di miglioramento al fine di conferire al Politecnico il prestigio che merita anche a livello internazionale.

Grazie a tutti dell’attenzione.

David Rossi

rappresentante degli studenti in Senato Accademico