Risposta ad un’importante osservazione fatta da un collega studente in merito alla lettera al direttore pubblicata sul Lanterna numero #35 dell’Associazione La Terna Sinistrorsa (pag.12).

In quella lettera provavo ad esprimere alcuni concetti politici, economici e sociali. Il ragazzo, di cui purtroppo non ho conservato l’email, mi ha scritto una cosa davvero interessante, cercando di farmi riflettere su un aspetto che, a suo avviso, avevo tralasciato.

Nella lettera avevo provato a trasmettere tutto il mio sentimento positivo verso la mia generazione, la mia fiducia e la mia speranza verso un operato che saremo chiamati a realizzare e che adesso è solo in fase di progettazione e formazione. Ebbene, il collega non concordava su questo punto: non crede che la nostra generazione abbia davvero tutte le potenzialità di cui io parlo. Mi riportava un esempio molto pratico: era presente in aula di modellistica in cui stavano facendo una lezione su come bisognasse comportarsi in laboratorio e su come il materiale di modellistica andasse usato. Un argomento interessante essendo spiegato ad un pubblico di potenziali architetti. Il collega dopoquesta descrizione mi fa notare che dopo un’oretta i ragazzi si erano dileguatii completamente, e che quindi l’indolenza e il disinteresse regnano incontrastati tra i giovani di oggi.

Io ho letto con attenzione questa mail, e ho cominciato a farmi una serie di domande: il grado di evoluzione di una generazione su quali parametri può basarsi? Non è che quei ragazzi dovessero correre a casa per lavorare? Aiutare i nonni? Il padre, separato, a fare il trasloco? Non è che dovessero correre a casa a studiare perchè l’esame di modellismo sarebbe stato dopo l’esame di tecniche delle costruzioni? Non è che quei ragazzi trovassero i tempi di esposizione troppo lenti rispetto alle modalità di apprendimento che sono abituati ad avere in un mondo come il nostro? Dinamico, veloce, istantaneo, sempre più legatio alla comprensione immediata dei messaggi? Troppe domande? La mia mente quando prende a viaggiare arriva a cose che esulano un pò dall’oggetto specifico, l’ipotesi del padre separato è eccessiva, o forse no? trovo che i rapporti sociali siano interessanti e complicati, ma che per il 99% dei casi si crede di sapere sempre tutto di tutti. pensiamo di copmrendere le persone al primo sguardo, le giudichiamo e le denigriamo o stimiamo anche senza un vero motivo, perlo meno non oggettivo, ma solo intuito. Mi riprometto ogni giorno di non farlo, perchè la cosa mi inacidisce un sacco quando vedo che gli altri lo fatto con me. Eppure l’imperfezione, donna seducente e viziosa, vince non raramente l’attrazione del giudizio verso gli altri.

Il fatto è questo, anche io mi dileguo, anche io spesso salto lezione o me ne vado se la trovo noiosa, ma non per questo mi sento priva di idee e stimoli attivi verso la società. La questione: tu non sai com’è la vita di una persona al di fuori di una singola azione come quella di abbandonare l’aula. Probabilmente penserete, dopo quanto scritto, che ho i genitori separati. No, non è vero, i miei genitori sono sposati da quarant’anni felicemente. Riuscite a capire cosa intendo? Riuscite a capire che a volte un’affermazione o un atteggiamento non compongono la verità?

Se studi per diventare architetto è bene che tu rimanga a lezione di modellistica, ma forse è altrettanto importante che tu lavori per mantenerti gli studi, che corri da un amico perchè sta male, che scappi per organizzare una conferenza, che ti assenti per aiutare a casa, che ti prendi un giorno per stare a casa e studiare con calma, che corri per andare a prendere il treno perchè sei pendolare e vorresti tornare a casa almeno per cena. cosa ci può essere in fallimentare in tutto questo? Non riuesco a giudicare la mia generazione negativamente perchè a volte dimostra mancanze o poco interesse. Non è vero che siamo disinteressati, non è vero che il passato è sempre meglio del presente o peggio, del futuro, non è vero che siamo degli scansafatiche privi di idee e progetti.

E’ vero che siamo diversi, è vero che progettiamo in modo differente, è vero che non abbiamo ideologie, è vero che siamo presi dalle nostre vite, è vero che la cultura pascaliana fa breccia nei cuori di molti pi giovani di quanto faccia una cultura cartesiana, è vero tutto, ma signori, non ci stiamo accorgendo di una cosa: la generazione di oggi sta vivendo l’evoluzione, e se qualche nostalgico rimpiange la Rivoluzione, io lo compatisco e gli dico che ho imparato ad accettare L’Evoluzione, preferendola alla rivoluzione.

La rivoluzione implica uno scontro, come la dialettica marxista, di positiva risoluione, mentre l’evoluzione indica un passaggio, inaspettato, poco visibile e non traumativa. E’ come l’evoluzione di un problema, due dati sommati danno una risoluzioner, non si sconreranno mai, non deve vincere uno sull’altro, insieme compongono la risposta.

E’ questo che non abbiamo capito. Siamo capaci di comunicare molto di pià delle generazioni precedenti, di scrivere molto di pià, di muoverci, di capire che le cose importanti della vita non sono le questioni d’onore, ma il fatto di tornare a casa dalla propria madere, dalla proprioa sorella o fratello, dalla propria morosa o moroso, di poter uscire con il proprio cane o coccolare il proprio gatto la sera gaurdando un film.Nessuno saprebbe dirmi cosa sia la vita, quale sia l’unica azione degna di fare ogni giorno per vivierla coscientemente, vi sarebbero mille risposte diverse,.

la globalizzazione e il capitalismo, piuttosto che il “sistema” e la politica, non sono mostri, ma pretesti che i nostri genitori utuilizzano per dirci che non è stata colpa loro, che non è per colpa loro che non troviamo lavoro o non capiamo quale sarà il nostro posto nella società, mentono sapendo di farlo. Loro sanno ceh non sono mostri astratti ad aver creato questo, ma la sommatoria delle loro mancanze individuali, della corruzione, dell’incapacità di comunicare, dell’incapacità di costruirsi una vita felice, dell’incapacità di aspettare e provare a parlare con gli altri a prescindere dalla nazionalità, dal genere, dal colore politico.

Il mondo non lo fanno le forze sterne, il mondo funziona a seconda di come i singoli individui agiscono e cioè della risultante dei loro atteggiamenti individuali in interazione tra loro. un ingegnere o un architetto sanno che componenti di costruzione di qualità rendono forte il sistema nel suo complesso, invece di assemblaggi deboli che determineranno il deterioramento della costruzione complessiva. Se sapremo vincere nostalgie trasmesse da altri, sfiducia in noi trasmessa perché fa comodo ad altri averci impaurirti, se sapremo non curarci dei singoli e circoscritti giudizi sulle persone, se impareremo a smontare pezzo per pezzo gli slogan che ogni giorno ci vengono propinati, se impareremo a non essere vittime o autodistruttivi, noi vinceremo la sfida dell’evoluzione. Perché in fondo, come fai a giudicare se una generazione ha vinto o ha perso? Lo puoi dire alla fine, quando le persone cominceranno a morire con un sorriso in viso, perché tutto passa e tutti moriamo, e l’evoluzione non si riconosce più alla nascita, nel vedere se quella scimmia è eretta o meno, ma capire se quell’essere, nell’ultimo respiro, avrà trovato la verità, ovvero, sarà stato capace di vivere apprezzando e lavorando assieme agli altri e con gli altri, senza l’unico obbiettivo di sopravvivere a loro, ma di vivere con loro. Perchè forse, il detto: “homo homini lupus”, sarà solo una leggenda lontana., di cui non si capirà neanche il significato, e quel brutto ricordo rimarrà custodito solo nella mente di qualche anziano poco incline al dialogo.

Erica Lenzi
lenzi.ericaATlibero.it

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