Il Consiglio di Stato con la sentenza pubblicata lo scorso 29 gennaio ha chiuso definitivamente una vicenda giudiziaria che si trascinava dal lontano 2012.

Ripercorriamo i fatti:

  • Nel dicembre 2011 il Senato Accademico del Politecnico nel delineare le linee strategiche per il biennio 2012-2014 stabilisce che le Lauree Magistrali e i Dottorati saranno erogati solo in lingua inglese al fine di favorire l’internazionalizzazione. La decisione è confermata poi dal Consiglio di Amministrazione e da successive delibere di Senato (gennaio e maggio 2012)
  • Un gruppo di docenti presenta ricorso al TAR avverso la delibera del maggio 2012 rilevando:
    • il contrasto dell’obbligatorietà dell’insegnamento in lingua inglese con il principio di rilevanza costituzionale dell’ufficialità della lingua italiana, quale lingua dello Stato italiano, rilevando come tale uso obbligatorio ed esclusivo precluda il pieno esercizio della libertà di insegnamento costituzionalmente garantita e del diritto allo studio ad essa correlato;
    • la violazione sia dell’art. 271 del r.d. del 31 agosto 1933 n. 159, nella parte in cui prevede che “la lingua italiana è la lingua ufficiale dell’insegnamento e degli esami in tutti gli stabilimenti universitari”, sia dell’art. 2, comma 2, lett. l), della legge 2010 n. 240, nella parte in cui prevede il rafforzamento dell’internazionalizzazione degli atenei, ma senza consentire che sia reso obbligatorio l’uso di un’unica lingua straniera per i corsi di laurea magistrale con esclusione della lingua italiana;
    • la violazione del principio, interno e comunitario, di proporzionalità, perché le misure deliberate non sono realmente funzionali all’internazionalizzazione del Politecnico e, comunque, limitano in modo esorbitante tanto la libertà di insegnamento, cui si collega lo status dei docenti universitari, quanto il diritto allo studio.
  • Il TAR accoglie il ricorso, il Politecnico decide quindi di ricorrere in Consiglio di Stato
  • Nel corso del dibattimento il Consiglio di Stato solleva una questione di costituzionalità in merito alla legge 240/2010 (“Legge Gelmini”) in riferimento all’internazionalizzazione
  • La Corte Costituzionale nel febbraio 2017 respinge la questione di incostituzionalità ma richiama dei “paletti” in merito all’utilizzo di una lingua diversa dall’italiano all’interno dei corsi di studio:
    • i principi costituzionali contenuti negli artt. 3, 6, 33, 34 della Carta, sono incompatibili con la possibilità che intieri corsi di studio siano erogati esclusivamente in una lingua diversa dall’italiano, ma non precludono la facoltà di affiancare all’erogazione di corsi universitari in lingua italiana corsi in lingua straniera;
    • è ragionevole invece che le università possano, nell’ambito della propria autonomia, scegliere di attivarli anche esclusivamente in lingua straniera. Gli atenei debbono farvi ricorso secondo ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza, così da garantire pur sempre una complessiva offerta formativa che sia rispettosa del primato della lingua italiana, così come del principio d’eguaglianza, del diritto all’istruzione e della libertà d’insegnamento.
  • Basandosi anche sul parere della Consulta, il Consiglio di Stato il 29 gennaio 2018 rigetta definitivamente il ricorso del Politecnico, dichiarando quindi illegittima la delibera del maggio 2012 nei termini in cui ha previsto che «intieri corsi di studio siano erogati esclusivamente in una lingua diversa dall’italiano».

 

E ora?

Il Rettore a seguito della pubblicazione della sentenza ha annunciato che si è chiesto al Ministero un parere in merito per capire come procedere (il Ministero infatti ha l’ultima parola sull’accreditamento dei corsi di studio e peraltro in questi anni ha sempre accreditato tutti i corsi erogati in inglese).

Si tratta dunque ora di capire come interpretare il giudizio del Consiglio di Stato. Escludiamo fin da subito che si possano sdoppiare tutti i corsi di studio attualmente erogati in inglese: non ci sono né abbastanza risorse umane né abbastanza spazi.

La Terna Sinistrorsa, pur senza risparmiare critiche costruttive, si è sempre espressa e prodigata favorevolmente affinché il processo di internazionalizzazione del nostro ateneo andasse avanti (qui si può trovare il documento che abbiamo presentato in Senato nel 2012 e qui le motivazioni sul nostro voto favorevole al ricorso in Consiglio di Stato).

Nonostante l’implementazione di questo processo mostri ancora oggi alcune criticità non risolte (su cui stiamo lavorando), speriamo dunque che si possa trovare una soluzione che permetta di non sacrificare i grandi passi avanti fatti negli ultimi anni per far sì che tra le nostre aule si possa vivere in un clima veramente internazionale.

Vi terremo aggiornati, nel frattempo siamo a disposizione per chiarimenti: potete contattarci via mail o sulla nostra pagina FB.

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