Il problema non è la destra… ma la sinistra

Nov 26, 2020

di Marco Dubini

Negli scorsi anni la politica italiana ha visto la nascita infausta di una corrente trasversale, incarnata da plurimi partiti, definita da chiunque come populismo. Tale definizione ben si addice agli slogan tanto diffusi che esaltano un presunto popolo italiano depositario della tradizione, oppure un popolino onesto oppresso dalle élites finanziarie.

 L’elettorato di destra ha abbandonato progressivamente le proprie posizioni più liberiste, fallite davanti alla crescita esponenziale di mercati dal massiccio intervento statale come quello cinese. Il liberismo di fronte ad una competizione persa in partenza cede il posto al protezionismo e al securitarismo.

 Questa deriva è assai penosa, vediamo ex liberali che oggi sono costretti a mangiarsi le mani e affidarsi a gente che predicava un glorioso ritorno alla lira fino all’altro ieri.

 Il panorama politico della destra in Italia è deprimente per lo storico elettore di tale schieramento e non si può che provare una certa tenerezza nei suoi confronti. È meglio stendere un velo pietoso sull’argomento e prendere in considerazione, piuttosto, gli effetti di questo grande successo populista.

 

 Di fronte ad un avversario avvilito al punto da gridare soltanto slogan, la sinistra si è trovata a doversi confrontare con il nulla e questo ha accelerato un processo interno iniziato con i primi governi Berlusconi.

 

Allora l’opposizione si dedicò ad una intensa campagna antiberlusconiana volta a screditare il leader di coalizione e non l’operato di quest’ultimo.

 Questa politica fallimentare è stata riportata in auge dal rapido sviluppo del populismo e possiamo dire che, dopo anni di campagne contro la persona piuttosto che le azioni di questo o quel governo, negli ambienti progressisti si siano smarriti non solo gli ideali storici ma qualsiasi tipo di idea. È questa la tragedia; si è giunti al punto in cui il problema è la sinistra.

 

Gli ultimi anni hanno visto una sinistra che non ha nulla da invidiare, in quanto a cinismo e incompetenza, ai suoi avversari.

 

Il governo Renzi ha portato le posizioni del PD su un centrismo blando ed il governo Gentiloni, grazie all’onorevole Minniti ed i suoi accordi con la guardia costiera libica, ha definitivamente annullato la distanza che ancora separava il centrosinistra da un qualsiasi partito conservatore.

 

Il problema non consiste solo nelle sciagurate decisioni prese dagli ultimi governi di “sinistra”.

 

Il pagamento di miliardi di dollari da parte dell’Italia ai guerriglieri libici, in cambio di uno stretto controllo delle partenze, o le attese infinite che le navi delle ONG tuttora devono trascorrere in alto mare sono problemi noti a tutti, ma dopo la caduta del governo giallo-verde nessuno ne parla più.

 Il governo in carica ha addirittura rincarato la dose a luglio, passando una mozione per il rifinanziamento degli interventi in Libia, ma non si è sentito aprire bocca da coloro che avrebbero fatto la rivoluzione ogni volta che Salvini sfoggiava il suo celodurismo leghista.

 Ed è proprio la coalizione di governo attuale a palesare il deperimento di cui sopra. A settembre i Dem si sono schierati compatti a favore del Sì per il referendum costituzionale,, assoggettandosi all’ultimo vano tentativo dei suoi alleati di riconquistare la fama di “quelli contro la casta” in un teatrino grottesco.

 Sui tragici trascorsi del PD si è già detto ma anche Liberi e Uguali, al momento di trovare una maggioranza nel 2019, ha accettato di allearsi con i grillini. Si sente spesso dire che scendere a patti coi pentastellati si è reso indispensabile per tenere a bada la Lega, come se i 5 Stelle, tra i due, fossero il male minore; ma tra Lega e 5 Stelle sono stati i secondi a sfoggiare la peggiore incompetenza e demagogia.

 Mentre Salvini vagava, i pentastellati, sotto una maschera di falso ambientalismo, condannavano settori fondamentali per l’economia italiana come quello di estrazione e ricerca di idrocarburi, aumentando fino a venticinque volte i canoni di concessione. Questo provvedimento, come prevedibile, non ha salvato il pianeta ma ha avuto come unico effetto la vendita da parte di Edison della newco Edison Exploration & Production alla greca Energean, con tutte le incertezze per i lavoratori del reparto che ne derivano.

 I 5 Stelle hanno mostrato il massimo menefreghismo per gli impiegati del settore e oggi PD e LeU, che per tradizione storica dovrebbero avere un occhio di riguardo verso i lavoratori, governano al loro fianco.  Ma non sono soltanto questi due partiti il problema della sinistra. Abbiamo un’infinità di partituncoli da +Europa al Partito Comunista di Rizzo che servono solo a non raggiungere nemmeno la soglia di sbarramento. A volte possono tornare utili a partiti più grandi per fare numero in eventuali alleanze ma anche qualora entrino in qualche coalizione di governo sono talmente timidi che si finisce per dimenticarsene.

 

Questo completo svuotamento ideologico che avvilisce la sinistra, parlamentarista e non, si vede anche nelle questioni più insignificanti.

 

Basti pensare alle dichiarazioni provenienti dagli ambienti progressisti ad apologia di Indro Montanelli, con un Travaglio carichissimo che ci rammenta come il vero razzismo non sia contrarre matrimoni misti, ma vietarli (dimostrando inoltre di aver proprio afferrato il punto della faccenda).

 Abbiamo poi Fabio Giuffrida che, con boria, su Open si da le pacche sulle spalle  da  solo dicendosi fiero di «non aver dato la notizia di Silvia Romano che esce di casa per andare dall’estetista» come se ciò non fosse una questione di decenza ma un grande merito.

 Ma, senza dubbio, il culmine della bassezza è stato raggiunto dai vari sindaci “progressisti” che decidono di sospendere l’installazione di reti 5G seguendo a ruota molti colleghi complottisti di opposto schieramento, anche dopo che l’Istituto Superiore di Sanità, la Commissione europea e molti altri hanno fornito tutte le prove necessarie per dimostrare l’innocuità delle antenne tanto discusse.

Tuttavia, questa triste deriva non è inesorabile e la sinistra tutta può uscire da un capitolo buio della sua storia, superando i numerosi problemi che oggi la affliggono, ripartendo dalla sua tradizione ma senza nostalgia e storicismi. Le battaglie combattute sin dagli albori dei movimenti socialisti come uguaglianza, antimilitarismo e solidarietà, devono indicare la direzione da seguire nelle sfide odierne e future.

 

 La sinistra potrà portare avanti una seria alternativa, europeista e pragmatica, agli schiamazzi populisti oppure, se si lascerà trascinare sul loro stesso terreno, di fronte al capitano o la Meloni che giocano in casa, ne sarà schiacciata. Infatti, citando Scanzi: «C’è solo un terreno su cui Salvini è imbattibile: la gara di rutti».

 

 

 

 

 

 

 

La Terna Sinistrorsa