Cosa non dire ad una revisione di architettura

di Tommaso Cigognetti

Ciao, siamo studenti di architettura, non con tanta esperienza alle spalle, ma, abbiamo avuto modo di frequentare qualche laboratorio.

Qui cercheremo, con tanta modestia, di darvi qualche consiglio su quei lunghi, interminabili e mai sufficienti confronti con i professori e con i vostri compagni di gruppo.

Di solito nella fase euristica, lo studente comincia con la tipica frase:

“Ho deciso di creare…”

e frasi da ostetrico del genere. Ebbene si, l’ho detto anche io. Ma ciò dà l’idea, all’aspirante architetto, di aver la possibilità di creare dal nulla; come se fosse il grande Creatore, e questo credo sia eccessivo. Non avere la presunzione di conoscere tutto, ma prendi tutto come se fosse nuovo. Ovviamente, se il professore ti chiede chi è R. Piano, e tu lo conosci, non fare la faccia sorpresa ma cerca di cogliere tutte le altre opinioni e prospettive (un libro interessante è “Esercizi di stile” di Raymond Queneau.)

[dopo aver proposto un’idea al professore] “Però non so…”

È vero, a volte neppure noi siamo davvero convinti delle soluzioni progettuali che ci sono passate per il cervello e che abbiamo provato a suggerire al professore.
Tuttavia è importante ricordare che l’unico modo per non farsi cassare dal professore un’idea potenzialmente buona è di essere sicuri di se stessi ed essere in grado di argomentare le proprie scelte. Anche se queste, a prima vista, non rispondono a ciò che il docente pensa potrebbe essere il vostro progetto.

E ricordate, non esiste un solo modo per risolvere un problema, andate pure contro ciò che pensa il professore, a volte l’indipendenza potrebbe essere apprezzata se riuscite a sviluppare al meglio la vostra di idea!

 

“È bello”, “Mi piace”, “Si giustifica secondo caratteri estetici”;

 

L’architettura, deve rispondere alle necessità della committenza, del fruitore futuro, deve trasmettere l’idea che la ha generato, deve essere coerente con questa idea e solamente alla fine piacere a noi. Colui che utilizzerà ciò che viene pensato dalle nostre menti e poi costruito, valuterà in base alla rispondenza ai propri bisogni e in base alle sensazioni che riusciremo a generare in lui, poco importerà se al progettista il progetto piaceva.

Pensare che qualcosa si possa proporre perché “è bello”, ossia perché piace a noi, è puro soggettivismo.

Solo quando riuscirete a rispondere a tutte le richieste implicite delle persone che avranno a che fare con il vostro progetto, e vi sarete interrogati sulle emozioni che gli spazi, i materiali e le forme dovranno comunicare, sarete sulla strada giusta per realizzare un buon lavoro!

Le Corbusier dipinge un affresco completamente nudo nella villa E-1027 di Eileen Gray (Estate 1939)

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