Finito un Cineforum se ne fa un altro

Cineforum: ciclo di incontri, a carattere culturale, in cui alla proiezione di un film fa seguito un dibattito.

di Ada Bacigalupo

Un’attività che solo i veri amanti del rischio hanno la prodezza di organizzare, un salto nel vuoto dove devi fare i conti con il fatto che potresti proporre film che nessuno apprezza, potrebbe non presentarsi alcuna persona alle serate, potrebbe scoppiare una rissa durante il dibattito, ma peggio ancora, potrebbe non volare una mosca e tu, moderatore, non avendo nulla da moderare, rimarresti lì a fissare il vuoto sentendoti come la GIF di John Travolta in Pulp Fiction che a ripetizione si gira da un lato all’altro, chiedendoti:

<< Cosa ho fatto di male per meritarti tutto questo?! >>

Ma dopotutto non si può nascondere il divertimento masochistico che si prova nell’aver a che fare con il meraviglioso mondo della burocrazia: vestito dei tuoi sorrisi migliori affronti gli uffici e, con le parole più cortesi e ossequiose, contatti un elenco indefinito di impiegati che ti rimbalzano da un indirizzo altro.
Finalmente dopo due esaurimenti nervosi e un monumento erto al ‘Acquirente più affezionato’ da parte dell’industria dello Xanax, riesci ad ottenere tutti i permessi per poter procedere con quella che, dal punto di vista organizzativo, pensavi fosse la regina delle banalità,

 

perché, dai, cosa sarà mai mettere su un dvd e accendere un proiettore? Povera illusa che ero ai tempi.

 

Ma nonostante tutto, anche se può sembrare grottesco, il vero motivo per cui ne vale la pena fino all’ultima goccia di sudore, è proporre un’attività culturale gratuita, che ospiti arte ricercata e di qualità. E poi è come andare in palestra senza pagare Finito un Cineforum se ne fa un altro di Ada Bacigalupo Intrattenimento l’abbonamento: correre dalla sede della SIAE fino a lezione, durante l’unico buco che hai tra un corso e l’altro, è un toccasana per il fisico, altro che tapis roulant. Chi ha detto che noi studenti universitari siamo sedentari?

Inoltre a spingerti c’è la passione sconfinata per il cinema, un mondo di espressione così unico e così ricco, un mondo eclettico che racchiude tanti altri mondi al suo interno.
Il cinema è qualcosa di immortale. Questo suo essere così estemporaneo, lo rende suggestivo, e soprattutto fornisce la cura a tutti gli esaurienti sopracitati.
Dopotutto cosa sarà mai una crepa sullo schermo del computer dopo un piccolissimo attacco d’ira quando per un film stai facendo la decima telefonata alla casa di distribuzione che ti ha consigliato di contattare i loro partner con sede a Dušanbe – se ve lo state chiedendo si trova in Tagikistan – i quali ti rispondono, per miracolo, di recitare un’antica poesia vietnamita, invocare tutti i gli dei celtici, fare un giro su te stesso, battere tre volte a terra il piede sinistro e avere tanta fiducia.

 

Alla fine bastava mandare una mail.

 

Quindi che dire, anche questo cineforum autunnale è terminato, ma si spera che con lui non fnisca anche la voglia di scoprire cose nuove e di mettersi in gioco portando la propria visione dei fatti.
Volendo scrivere un articolo pomposamente noioso, probabilmente inizierei a tirare le somme di questa attività e del complessivo successo/insuccesso che ha avuto in questo suo semestre di svolgimento.
La verità, è che tanto al Cineforum vengono i radical chic, i sinistroidi e gli intellettuali pieni di sé, ma se adesso hai avuto voglia di leggere questo articolo, non credo che del bilancio fnale ti importi qualcosa, più che giustamente dato che questo articolo poteva tranquillamente intitolarsi ‘’Cineforum, o le incredibili disavventure di una giovane apprendista cinefila’’.
Il cineforum nasce dal confronto di idee e dal superamento di luoghi comuni e preconcetti, se davvero pensi che sia un’attività della ‘’Kasta’’ o da ‘’zecche rosse’’, ti invito caldamente a venire a scoprirlo l’anno prossimo.

 

Vivi la tua serata di catarsi dalla vita quotidiana con un bel film.
Ti aspettiamo!

La celebre sequenza del ballo ipnotico di Maria nel film di fanstascienza “Metropolis” di Fritz Lang (1927)

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