Retromania

Quando il videogioco diventa un cult

di Manfredi Schembri

Reboot, Remade, Remake. Negli ultimi anni queste tre parole Inglesi hanno invaso la nostra quotidianità ma nello specifico dominano il mondo dell’intrattenimento, dal cinema ai videogiochi. Chi non immagina, alla parola “Remake”, il ritorno sul grande schermo de “Il Re Leone”? O de “La Bella e la Bestia” o ancora “Hellboy” o “Godzilla”? E chi, appassionato del mondo dei videogiochi, non viaggia con la mente, attraverso quelle tre parole, fino a giungere a titoli come Crash Bandicoot, Spyro, Final Fantasy e Medievil? Si potrebbe affermare come ancora oggi si abbia voglia di assaporare pilastri del passato, più o meno restituiti in chiave moderna, per poter magari rivivere tutte quelle forti emozioni che da piccini si sono vissute innanzi ad una grafica a pochi bit, a pochi pixel o con i primi poligoni. All’interno del mondo videoludico, tuttavia, si fa spesso confusione sul significato che ognuno dei tre termini possiede.

I Reboot spesso riguardano nuove aziende, nuovi brand che raccolgono l’operato passato di un’altra azienda o della stessa, per poterne sfruttare la potenzialità e realizzare così una nuova opera che, fedele ai tratti iconici del gioco originale, alla sua brand identity, si pone come una tappa di trasformazione del titolo in questione e si fa carica anche del lancio della nuova azienda o del nuovo Brand. Si hanno dunque contesti di gioco differenti al passato, si hanno gameplay anch’essi modificati, restando invariati tutt’al più personaggi e caratterizzazione principale. Possiamo citare come Reboot Crash of the titans, sviluppato da Radical Entertainment la quale raccolse la grande eredità di Naughty Dog, artefice dei primissimi tre titoli per PSX di Crash.

Il Remade consiste, invece, in un’operazione di prima rinascita di un gioco del passato. Non prevedere un restiling completo del gioco con una modernizzazione di tutto l’apparato ludico, bensì i Remade riportano in auge dei giochi con piccole correzioni di sviluppo e miglioramenti della grafica, mantenendo tuttavia quest’ultima press’a poco invariata. Possiamo citare Final Fantasy 8 che, pubblicato su PsX, ad oggi viene riproposto un Remade dove la grafica subisce un lieve upgrade, per quanto alcuni elementi grafici del gioco siano stati sì migliorati ma anche variati.

Quando parliamo di Remake, tocchiamo un mondo molto vasto complesso, più di un Remade e più di un Reboot. L’azienda che si accinge con lo sviluppo di un Remake del gioco sa che deve prendere il titolo originale non come una fonte di ispirazione ma come un diktat da seguire nella maniera più stretta possibile. C’è chi nella realizzazione del Remake si concede licenze poetiche che modificano elementi passati ma il più delle aziende sa bene quanto questa sia un’operazione invisa ai giocatori e si tende sempre ad un Remake pixel perfect, ovvero più fedele possibile all’opera originale. Si ricrea un gioco a partire da zero: non si deve rilanciare con un nuovo titolo, non si deve rimasterizzare ma si deve modernizzare, rendere contemporaneo e adattarlo alla nuova avanguardia. Si ha dunque una creazione ex novo di ogni singola parte del gioco: dagli scenari ai personaggi, dalle musiche ai suoni, dagli effetti alle caratterizzazioni. Un grande lavoro complesso e articolato, soprattutto delicato: operazioni effettuate con Crash Bandicoot, di cui un Remake è stato pubblicato sui tre titoli di Naughty Dog, i più amati dai fan del marsupiale arancione. Final Fantasy 7 e Spyro hanno subito la stessa florida sorte e così Medievil, gioco rimasto nel cuore di molti dei giocatori che hanno davvero vissuto l’epoca della nascita e dello sviluppo di Playstation e che da tempo attendevano un Remake di questo magico titolo medioevale.

La poetica dei Remake, dei Remade e dei Reboot è davvero forte. Si fa leva su titoli cult della piattaforma specifica e si vuole colpire le emozioni e i sentimenti di tutti quei videogiocatori che avrebbero fatto di tutto pur di tornare a vestire i panni del folle marsupiale, del draghetto viola, del “coraggioso” sir Daniel Fortesque; avrebbero firmato carte false per sprofondare nei complessi e affascinanti mondi di Final Fantasy 7 e 8. Riportare in auge pietre miliari del passato vuol dire far riemergere emozioni provate, ricordi delle notti passate ad affrontare livelli difficilissimi e ad abbattere boss davvero tremendi che ti portavano, in momenti di sconforto, quasi a dannarti. Forse è questo ciò che rende i Remake un grande successo, ciò che crea attorno ad essi un’aura di sacralità immensa e bellissima. E’ confortante rendersi conto come nel coinvolgere i sentimenti, le emozioni e i ricordi dei veterani dei videogiochi, si possa allo stesso tempo far conoscere dei bellissimi giochi alla nuova generazione di utenza videoludica che, per cause anagrafiche, avrebbe perso dei titoli davvero meritevoli e coinvolgenti che nessun gioco dell’epoca contemporanea riuscirebbe mai ad eguagliare.

Insomma, una pratica, quella del Remake, che carica di significato la storia dei videogiochi e che è in grado, ancora un volta, sempre meglio, di suscitare forti emozioni e coinvolgimenti.

Il protagonista di Medievil nel videogioco originale del 1998 e nel remake del 2019
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