Cambiare tutto per non cambiare niente

di Ada Bacigalupo

Inizia il 2020. Negli stessi giorni in cui si manifesta nel ricordo di Giulio Regeni, ricercatore italiano brutalmente assassinato in Egitto nel 2016 per il quale si sta ancora lottando affinché giustizia sia fatta, la cronaca ci informa su un nuovo aberrante caso:

Patrick Zaki, studente e attivista egiziano in erasmus presso l’università di Bologna, è stato arrestato non appena è atterrato in patria per trascorrere alcuni giorni di vacanza. 

L’accusa è di istigazione alla violenza e ai crimini terroristici, diffusione di notizie false, incitamento alla protesta. Tutte accuse faziose mosse dal governo, macabramente celebre per essere un forte repressore dei diritti umani, diritti per i quali Patrick si sta battendo.Nei giorni successivi all’incarcerazione preventiva di Patrick, si vengono a sapere nuovi particolari: infatti oltre ad essere stato imprigionato, il ragazzo subisce torture ed è costretto a passare svariati giorni in una cella sovraffollata senza alcun rispetto di spazi vitali e di igiene. La vicenda nel frattempo si evolve e Patrick si ritrova segregato nel carcere di massima sicurezza di Tora, luogo dal quale, è risaputo, è praticamente impossibile uscire; qui sono imprigionati molti oppositori politici e giornalisti. Non si può negare che dopo quest’ultima notizia, la speranza inizia a vacillare.

Sembra un caso che questa vicenda abbia inizio negli stessi giorni dell’anno durante i quali si era svolta quella di Giulio, eppure pare quasi che sia una sorta di segno del destino che vuole spronarci a ripartire da qui per non lasciare che queste barbarie progrediscano indisturbate. Di fronte a tutto questo non si può rimanere indifferenti, un’altra volta. Bisogna fare il massimo per ottenere giustizia; è così che si dimostra la piccolezza e la debolezza di una politica – quella italiana – che preferisce fare il gioco di un regime repressivo pur di ottenere accordi che giustifichino l‘incapacità nel gestire, correttamente nel tempo, le politiche internazionali, a partire dalla gestione dei flussi migratori, e purtroppo tale incompetenza la si vede in moltissime altre situazioni.

Dobbiamo pretendere che i nostri diritti fondamentali vengano rispettati sempre e ovunque perché è inaccettabile che le persone possano venire torturate e ammazzate, il tutto con il tacito consenso di un governo che non solo se ne compiace ma sostiene queste barbarie – si noti che il governo egiziano è accusato di aver compiuto almeno 4 depistaggi sulle indagini del caso Regeni. L’Italia avrebbe dovuto sostenere la causa fin dal primo momento; invece i nostri politici si sono piegati al ricatto del governo di Al-sisi, trovando nuovi accordi con il paese che ha trucidato un nostro giovane ricercatore. È vergognoso tornare a relazioni diplomatiche normali, come se nulla fosse accaduto, di fronte ad un fatto grave come l’omicidio, e non solo, di fronte ad uno stato che ha sempre cercato di nascondere la verità e si è dimostrato un pessimo collaboratore durante le indagini – e purtroppo non c’è da stupirsi in quanto si ritiene che i mandanti dell’omicidio siano stati i servizi segreti egiziani stessi.

Patrik Zaky non è un cittadino italiano ma è uno studente come tutti noi che ha scelto di studiare nel nostro paese: c’è quindi un’estrema necessità di fare luce su questo caso per fare in modo che altre atrocità come ciò che è accaduto a Giulio nel 2016 non si verifichino mai più. 

Lo pretendiamo non solo come persone, ma soprattutto come studenti che si battono per maggiore giustizia. Le istituzioni dei paesi da cui proveniamo dovrebbero essere i maggiori organi di difesa nei nostri confronti, è quindi impensabile che essi diventino i nostri maggiori oppressori. È ora di lanciare un segnale forte dimostrando che i giovani contano, che sono un tassello fondamentale del paese, che senza politiche che li tutelano e che tutelano le loro idee non gli sarà mai data la giusta rilevanza nel sistema economico-sociale contemporaneo. Si deve comprendere l’enorme importanza che l’istruzione riveste nella nostra società, perché è ciò che dà un’occasione di riscatto ai giovani, e non solo: è anche ciò che gli dona coscienza sia su loro stessi sia sul circostante. In un periodo storico, considerato il più progredito ed evoluto di sempre, ci ritroviamo ancora a dover affrontare dittature, violenza, razzismo e intolleranze di ogni genere, questo perché siamo ancora molto, troppo, lontani da un mondo in cui ognuno ha diritto d’accesso all’istruzione e alla cultura, chiavi fondamentali per vivere liberi in un mondo libero. Siamo stanchi di vedere che non viene fatto abbastanza, che ci sono sempre cose più importanti da risolvere prima di queste, che tanto sono storie scomode che vengono fatte scivolare volontariamente in secondo piano, nella speranza che finiscano nel dimenticatoio.

Non lo dobbiamo permettere. Dobbiamo continuare a chiedere giustizia non solo per Giulio e per Patrick, dobbiamo farlo per tutti noi, perché se abbiamo lasciato campo libero alle ingiustizie ieri e glielo lasciamo anche oggi, domani sarà molto più difficile lottare per un mondo dove ognuno potrà godere di diritti e libertà di parola ed opinione.

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