L’importanza di sentirsi determinanti

di Francesco Stassi

“Perché lo fai?” È una domanda che spesso, inconsciamente, mi pongo. Sembra strano, ma tale domanda mi si presenta anche dopo essermi risposto altre mille volte (sia a parole sia coi fatti). Sembra strano perché credevo che le soddisfazioni personali e collettive servissero a zittire quella voce che puntualmente prova a metterti in crisi. A quanto pare, però, non è così: non è bastato portare a casa risultati e soddisfazioni, c’è bisogno di altro, perché il timore di fare una scelta sbagliata, di usare male il proprio tempo e di dedicarsi a qualcosa che non porta a risultati purtroppo c’è, c’è sempre stato e credo che sempre ci sarà.

Eppure, con una prontezza del tutto inaspettata, puntualmente arriva la risposta: “Perché mi sento utile, vivo, partecipe, e so che, insieme agli altri, possiamo risultare determinanti.”

È da quattro anni che va avanti così, da quando ho iniziato a impegnarmi [per il bene collettivo] anche a Milano, senza avere bene in mente cosa potessi fare e come, ma con un fine ben chiaro: mettermi a disposizione per migliorare, insieme ad altri, il mondo circostante, partendo dall’Università. Avevo una frase scolpita nella mia mente: “ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno”. Ovviamente, per chi si portava con sé questo insegnamento di Enrico Berlinguer, la lista con cui impegnarsi non poteva che essere La Terna [Sx].

In questi quattro anni di militanza insieme a tanti compagni di viaggio abbiamo condiviso la voglia di migliorare il presente e costruire un futuro migliore per chi verrà. Al Poli non sempre siamo riusciti a ottenere quello che volevamo, eppure ci siamo sentiti determinanti: è anche per questo che non abbiamo mai mollato nonostante le mille difficoltà. Ovviamente le conquiste in questi quattro anni ci sono state, probabilmente di minore impatto rispetto a quelle ottenute nei due decenni precedenti, ma vi assicuro che sentirsi dire “Grazie per quello che avete fatto/state facendo” regala una soddisfazione immensa, vuol dire che siamo sulla giusta strada e che dobbiamo continuare a impegnarci.

La soddisfazione più grande, però, è relativa a un risultato che a molti di voi, a prima lettura, può sembrare insignificante: aver informato e sensibilizzato studentesse e studenti sull’importanza della rappresentanza studentesca e del voto. Credetemi, non è stato facile fermarvi per tre minuti per farci ascoltare o anche solo per darvi un volantino, non è stato facile riprendere ad impegnarci dopo un vostro “No grazie, non mi interessa”.

Più o meno dal 2011 è diminuita la partecipazione attiva dei giovani alla “cosa pubblica”, i fattori che hanno influito sono stati tanti, ma credo che la “rassegnazione in partenza” sia stata tra i principali: effettivamente il “tanto non cambia nulla, inutile che lo faccio” è un pensiero che ti blocca, difficile da toglierti dalla testa se non hai qualcosa o qualcuno che ti faccia sentire importante. Questo pensiero si unisce al “non mi interessa” che abbiamo sentito varie volte: non mi interessa l’impegno, non mi interessa andare a votare, non mi interessa quello che fai, non mi interessa se riguarda pure me. Ci hanno fatto credere che le cose sono immutabili, che è inutile impegnarci perché le decisioni le prendono i grandi, e noi abbiamo spesso gettato la spugna, senza provare a informarci e a interessarci per davvero.

Fortunatamente per alcuni di noi c’è stato qualcosa o qualcuno che ci ha fatto risvegliare dall’assopimento: abbiamo iniziato a interessarci, a informarci con spirito critico, a partecipare attivamente. Non siamo in tanti, però, a impegnarci, dubito sia solo per mancanza di tempo, suppongo sia più per il timore di non sentirsi ripagati. Credo che la questione sia proprio questa: <<ma quello che faccio, serve? Se sì, lo faccio, sennò evito>. E allora informiamo i nostri coetanei, sensibilizziamoli sull’importanza d’impegnarsi e agire per la comunità, perché il loro impegno (anche minimo) serve, il loro interesse per la “cosa pubblica” serve. Non è vero che le cose sono immutabili e che è inutile provare a cambiarle, non è vero che è solo una perdita di tempo o che non possiamo aiutare/contribuire in nessun modo.

Le cose cambiano se, insieme, ci impegniamo per cambiarle. Insieme, appunto.

Dunque impegniamoci, in primis a risvegliare in noi e negli altri l’innata esigenza di sentirsi importanti, o meglio, determinanti.



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