Cronache di una pandemia annunciata

di Ada Bacigalupo

Sembrava che il mondo dovesse finire e invece eccoci qui, un po’ ammaccati ma così pieni di buoni propositi e di positività – non solo al Covid ma anche dello spirito – che nemmeno ci sembra possibile che siano successe per davvero certe cose.

Abbiamo visto tante persone (forse più di quante avremmo immaginato) dare il meglio di sé in questi momenti di grande difficoltà, grondando ottimismo da ogni poro, e forse questo ci ha aiutato ad affrontare la situazione sopportando anche momenti di profondo sconforto e timore.

Dall’altro lato, però, per sopravvivere alle catastrofi in molti si affidano spesso alla figura che più gli dà sicurezza, che diventa il loro totem. Il problema è che, un po’ per paura e un po’ per ignoranza, si può incappare in entità alquanto discutibili, dall’ideologia misera ma, allo stesso tempo, dalle capacità comunicative subdole e atte a plasmare le menti dei più fragili. Senza escludere che ormai nell’epoca social la visibilità spicciola, il circolare di notizie false e tutti gli altri peggiori mali dell’internet, hanno un terreno estremamente fertile in cui crescere e proliferare, terreno in cui suddetti soggetti hanno gioco facile. Così, in tutta questa situazione in tanti sembrano aver perso il senno, una miriade di Orlandi furiosi che hanno vaneggiato la qualsiasi, e grazie ai social network che gli hanno fatto da megafono, anche le peggiori imbecillità hanno avuto un boom di popolarità e consensi.

Forse sarebbe il caso ci si rendesse conto che i problemi più grossi sono il populismo dei politici demagoghi che si approfittano di un’evidente carenza di educazione – soprattutto sociale e politica – di buona parte della popolazione.

Una volta compreso ciò, si potrebbe allora capire che non ovunque e non sempre l’emergenza sanitaria e l’emergenza economica – dettaglio da non trascurare – sono state gestite al meglio: anzi, sarà difficile dimenticare il collasso della sanità lombarda e il ritardo dello Stato nel prendere provvedimenti per venire incontro a coloro che da un giorno all’altro si sono ritrovati senza avere più nemmeno quanto basta per mettere un piatto sulla tavola, tanto per citare due esempi.

Basta guardarsi indietro di pochi mesi per riesumare tanti scheletri nell’armadio, tutti accuratamente nascosti in decenni di crescita e produzione sfrenata senza sosta: un’enorme quantità di cose che ci ha portato alla rovina; ma di tutto questo alla maggior parte della gente sembra non importare minimamente. È molto più facile credere ai complotti dei terrapiattisti e dei no-vax piuttosto che fermarsi un momento a riflettere su ciò che sta accadendo e cercare di esaminarne e comprenderne le cause.

D’altro canto, come si può pretendere che le persone comprendano quando non gli vengono forniti né mezzi adatti né tantomeno mezzi sufficienti per poter approfondire i diversi aspetti di questi eventi?

I media, dai giornali alla televisione, usano perennemente toni o drammatici – il mondo sta per finire – o minimizzano, senza avvalorare la discussione, anzi tendono solo a giocare con l’emotività del pubblico senza muovere le coscienze e stimolare dei ragionamenti, e in tante occasioni confondono pure. Questo tipo di comunicazione non lancia provocazioni né tantomeno diffonde analisi sulla complessità del circostante. Ci si trova quindi costantemente bombardati da informazioni, spesso anche molto ripetitive, che ci colpiscono passivamente, in un circolo vizioso che tende più a confonderci dandoci una visione distorta della realtà.
Riceviamo giornalmente enormi quantità di notizie che ci sfiorano per qualche momento, e che finiscono subito nel dimenticatoio del nostro cervello: lì per lì ci impressionano ma alla fine la cosa che ci rimane più impressa è la loro fugacità.

A conti fatti, da questa pandemia ne siamo usciti migliori? No, e nemmeno ne siamo usciti, se proprio vogliamo dirla tutta.

Viviamo su un pianeta dove il denaro e il potere sono sempre al primo posto, di conseguenza pur di ottenerli si preferisce essere ciechi e cedere anche di fronte a scelte per noi molto nocive. E questo circolo vizioso non accenna minimamente a fermarsi: dopotutto, ora che siamo riusciti a sopravvivere a questo momento di crisi, ci crederemo ancora più forti e invincibili di prima, e invece di ascoltare i campanelli d’allarme e cambiare rotta, schiacceremo l’acceleratore ancora più forte dritti verso la nostra rovina. 

Se pensate che sia una visione catastrofica, in questo numero troverete alcuni spunti per dimostravi quanto dalla pandemia ne siamo usciti migliori: dal dilagare della bigotteria fino alla sparizione della sinistra dal panorama politico contemporaneo.

Vi diamo quindi il benvenuto nel magnifico ‘’Paese dei bigotti’’ dell’epoca Covid, dove, tra una constatazione seria e una risata amara, ne vedrete e ne leggerete delle belle.

 

La Terna Sinistrorsa