La fiumana del consenso

di Manfredi Schembri

“Nelle democrazie, tutte le istituzioni, senza eccezioni, possono affermarsi e prosperare solo se sorrette dal consenso dei cittadini”

(Sergio Mattarella, XII Presidente della Repubblica)

La politica è una realtà molto complessa, in certi aspetti complicata, formata da molte componenti che possono anche variare nel tempo, conferendo aspetti più o meno nuovi e controversi. Tuttavia alla base della politica Italiana, in quanto Democratica, si trova sempre il consenso. Quest’ultimo viene inseguito – giustamente – da tutti i partiti e i movimenti che agognano l’ingresso nelle alte istituzioni al fine di portare avanti le proprie idee, i propri principi e la personale visione del mondo. O almeno così era una volta, ai tempi della prima repubblica, dove le ideologie partitiche regnavano sovrane all’interno della società. Si protestava, si lottava, si sabotava… tutto per amore dell’ideologia. Se poi queste lotte avessero portato consensi, tanto meglio ma l’obiettivo era donare se stessi a ciò in cui si credeva.

Oggi come va?

Oggi assistiamo a un genocidio di ideologie: da Destra a Sinistra non c’è un solo singolo partito tanto coraggioso da lottare per le proprie idee, per la propria ideologia e visione del mondo. Perché esporsi, oggi, rischiando di perdere quella fiumana di consenso così facilmente suscettibile? Meglio dunque confondersi nella indefinita realtà politica che oramai ci circonda. E’ il consenso che interessa, la percentuale, il numero di seggi, il voto (alcuni parlerebbero di “voto utile”) e dunque per ottenere quella croce in più sulla scheda di voto si cade in basso, sempre più in basso. Si passa dal millantare mezze verità a totali fake news, dall’accusare l’altro di avere una pagliuzza nell’occhio senza però poi notare la trave nel proprio, giocando così a farsi la guerra personale abbandonando qualsiasi promozione di idee, mission e vision. 

Se ci fermassimo ad analizzare la realtà politica della legislatura corrente, tuttavia, si potrà notare come questo gioco di guerra interpersonale stia davvero ben funzionando per determinati partiti, entrando in dinamiche molto interessanti.

Nel 2018, anno in cui vi furono le elezioni politiche, il Movimento 5 stelle fece incetta di consensi. Era una realtà nuova, la loro, formata da gente nuova e priva di qualsiasi esperienza di governo ma solo di opposizione. Quest’ultima portata avanti forse efficacemente ma sempre in maniera scorretta, bassa e spesso ignorante, priva di una vera e propria ideologia nonché di una collocazione politica definita. Ricevettero un fiume di consensi in virtù del nuovo, della lotta aspra contro “la casta”,  forti di quel becero populismo che diede loro la vita. 

Il gioco della guerra

Il gioco della guerra prevede la vittoria del più forte, non di certo del più “ingenuo” o del più bravo. Alleatosi con la Lega di Matteo Salvini, terzo partito in parlamento, per la formazione di un governo, il M5S assiste al crollo inesorabile – nei sondaggi – dei propri consensi.

Nel 2019 la fiumana del consenso, infatti, cambia rotta: svuota le fila dei Cinque Stelle e trova riparo sotto l’ancora più populista e ignorante ala del partito di Salvini. In occasione delle Europee quest’ultimo ottiene il 34% dei voti, fagocitando i propri alleati di governo. Ancora una volta, per il secondo anno di fila, si gioca alla guerra e il più forte vince.

Come si può evincere, il più forte è colui il quale si rende più populista, più menefreghista e sbruffone, un bullo in grado solo di ignorare leggi, norme e trattati, invocando cuori immacolati vari, brandendo in una mano un rosario e nell’altra uno stinco di cinghiale.

La guerra non finisce e nel 2020 i sondaggi cambiano. Il movimento cinque stelle, ormai alleato del PD dopo la breccia al Papeete del Mojito Salviniano, cade sempre più in basso. Si rialza il loro alleato di governo ma sprofonda Salvini, il quale mantiene comunque lo status di primo partito, con pochi punti di scarto dal PD. Con grande sorpresa, tuttavia, cresce il partito di Giorgia Meloni, la quale da una parte rosicchia consensi dall’ormai defunta Forza Italia e un po’ dalla Lega. Il fenomeno Meloni passa dal 3%, al 5%, all’8%, giungendo alla vetta del 16%. 

Tutto cambia affinché nulla cambi

Ancora una volta vince il più forte ma l’aria cambia leggermente. All’interno dell’area politica di Destra, Giorgia Meloni ha un ruolo ben diverso da quello di Salvini e Berlusconi. Mentre il primo si atteggia da bullo, senza concludere nulla, affossando se stesso ogni parola pronunciata e mentre Berlusconi ormai è meno influente di Rizzo, Giorgia Meloni assume il ruolo di Leader di Destra, responsabile e populista ma fuori da quel ruolo da bullo Salviniano che ormai ha un retrogusto di stantio.

Si potrebbe pensare, in virtù dell’analisi effettuata fin qui, che la Sinistra sia una realtà incapace di populismi e atteggiamenti da bulli, ottenendo da questo  i suoi risultati non scarsi ma comunque insufficienti. A riguardo, però, osservando la realtà delle elezioni regionali appena trascorse, anche a Sinistra c’è chi può vantare abili doti da oratore populista, tanto da vincere (De Luca ed Emiliano sono due esempi). Tuttavia la realtà dei partiti di quest’area politica è un po’ diversa. 

Cos’è la sinistra oggi?

La Sinistra di oggi è frutto della frantumazione delle due realtà sinistrorse della prima repubblica: Il PCI e il PSI. Il Partito Comunista Italiano di Berlinguer raggiunse risultati ben oltre il 30% ma le loro campagne elettorali non erano una guerra interpersonale dove si cercava di bullizzare Andreotti o Almirante. Di certo per personalità simili non venivano dispensate belle parole tuttavia il PCI era forte d’idee, di ideologia e portava avanti una visione di stato che riusciva a coinvolgere la gente, i proletari e i giusti. 

Oggi la Sinistra si batte solo sull’incapacità altrui e in parte su questioni sociali, le quali vengono trattate forse con fin troppa superficialità, pensando che magari essere progressisti farà di loro partiti più a Sinistra. No, non basta. Non basta essere progressisti per poter tornare ai fasti del PCI, non basta battersi ambiguamente su alcune questioni sociali. Bisogna lottare, scendere tra la gente, prendere posizione e promuovere un’idea di stato, un’idea di gestione, economica, estera, sociale. In questo modo, forse, la fiumana del consenso investirà nuovamente la Sinistra perché alla fine…

… essere di Sinistra è una cosa seria. 

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