Bigotto è chi il bigotto fa

di Poliedro

Secondo il dizionario online Treccani, si definisce bigotta quella persona che “mostra zelo esagerato più nelle pratiche esterne che nello spirito della religione”. Una sorta di fondamentalista, in altre parole; una persona per cui la cieca osservazione della propria interpretazione della religione si discosta dai valori di amore e inclusione che la religione porta con sé.

Il bigottismo può sembrare un concetto vago, difficile da afferrare, ma molti esempi riempiono le nostre giornate. In tal senso è tristemente noto il caso di Maria Paola, ragazza uccisa dal fratello in quanto innamorata di un ragazzo trans, Ciro. Si tratta di un episodio di cronaca che ha inorridito molti italiani, giustamente, ma che temo rispecchi in parte la nostra società. Questa affermazione può sembrare esagerata, poco ponderata, ma prego il lettore di seguirmi ancora per qualche riga.

Infatti, per quanto ci piaccia allontanare termini dispregiativi dalle nostre persone, e “bigotto” è uno di questi, non dobbiamo dimenticare che tale atteggiamento lo si declina in vari modi, oltre a delitti carichi di odio. È bigottismo quello a cui si assiste quando il telegiornale nazionale si riferisce a Ciro come a una ragazza ed è bigottismo quello di tanti nostri politici che mal vedono l’uguaglianza in ambito di diritti civili, perché ritenuta “innaturale” o “contro i valori cristiani”. E ancora una volta, questi partiti e politici sono eletti da una fetta importante della popolazione; ci rappresentano in toto, non sono una realtà lontana su cui riversare colpe che non crediamo nostre.

Tuttavia, è bene sottolineare quanto ingiusto possa essere accusare il Cristianesimo di tali misfatti. La colpa non risiede nello spirito caritatevole di questa religione, quanto nella personale interpretazione di alcuni suoi credenti. È infatti possibile incontrare sacerdoti che sanno applicare l’insegnamento principe di questa dottrina (“ama il prossimo tuo come te stesso”) anche verso i membri della comunità arcobaleno, persino celebrandone le nozze.

Eppure, è indubbio quanto potente sia il gesto di agitare un rosario di fronte a una folla per guadagnarsene il favore. Come è possibile? Una risposta molto gettonata consiste nell’imputare l’origine di questo comportamento all’educazione che le persone hanno ricevuto nel corso delle loro vite. Per quanto condivisibile, per esperienza personale scoraggio chi sta leggendo da addurre alcuna scusante di tale sostanza. Confido che il bigottismo affondi altrove le proprie radici.

Difatti, è facile constatare che, di fronte all’inoppugnabile dimostrazione dell’infondatezza delle loro opinioni, queste persone continuano a battersi per esse. La logica non ha potere e l’educazione è per sua natura sinonimo di studio e ragionamento. In altre parole, queste persone decidono volontariamente di smettere di pensare in maniera razionale. Non è qualcosa che gli capita, è qualcosa che fanno accadere. Volendo adattare la concisa saggezza di Forrest Gump: bigotto è chi il bigotto fa.

Ma non è finita qui. Il bigottismo va a braccetto con un altro losco figuro: il benaltrismo. Il benaltrismo confida che ci siano problemi di altra natura che debbano ricevere maggiore attenzione rispetto a quelli di cui si parla; in altre parole, i miei problemi sono più importanti dei tuoi.

Ed ecco che fa la comparsa l’ultimo bieco “-ismo” di questo articolo, ovvero l’egoismo. Tuttavia, questo atteggiamento presenta delle falle. In primis, la discriminazione in questione potrebbe riguardare il figlio del bigotto stesso e mi piace credere che il genitore voglia lasciare un futuro migliore al proprio erede. In secondo luogo, il benaltrismo pecca di solide basi proprio nel cinismo di cui si fa bandiera. Per l’appunto, è provato da innumerevoli studi (citati anche all’interno del MOOC del Politecnico di Milano dal titolo “Embracing Diversity”) che bigottismo e benaltrismo risultano dannosi al bigotto stesso. Intendo chiarire con un semplice esempio: se lo stato finanzia la mia istruzione per decine e centinaia di migliaia di euro, ma le aziende mi impediscono di lavorare a causa della mia sessualità, sono soldi pubblici sprecati.

Inoltre, è storicamente dimostrato che l’inclusione non provoca danni. In Europa si sono susseguiti primi ministri apertamente lgbt e la Finlandia è guidata da una giovane donna cresciuta con due madri. La domanda sorge spontanea: è forse successa l’apocalisse in questi Paesi? La loro economia ha ceduto? Forse è meglio non rispondere, dato che il confronto con la nostra nazione potrebbe risultare impietoso. 

Soprattutto, vogliamo davvero domandarci se la vita delle persone possa passare in secondo piano rispetto a percentuali irrisorie, nonché immaginarie, di PIL? 

Nonostante ciò, finalmente un’occasione per cambiare le cose si presenta davanti ai nostri occhi. Dopo decenni di tentativi, il parlamento potrebbe approvare il ddl Zan, legge contro l’omobitransfobia. In tal senso, molte figure istituzionali hanno espresso la necessità di adottare una legge che possa proteggere dalle discriminazioni in base all’identità di genere o all’orientamento sessuale. Parlo del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio e della Presidente della Commissione Europea. Che i tempi siano maturi?

Di certo non sono tempi facili e probabilmente saranno anche lunghi dati i tentativi di ostruzionismo da parte dei politici bigotti di cui prima. Eppure, rimarco il fatto che i politici sono eletti da comuni cittadini e che nascono o muoiono politicamente sulla base del loro consenso. Risulta quindi chiara l’importanza di informare, se non educare, chi bigotto non è, così da poter tentare di cambiare questo consenso. 

Restare fermi a guardare non porta da nessuna parte. 

Allo stesso modo è determinante recarsi alle manifestazioni per supportare la propria opinione, per provare a diminuire l’eccessivo potere detenuto dal bigottismo in Italia. Ancora una volta, non si tratta di una realtà lontana che non ci riguarda ed il singolo ha sempre modo di dire la sua e tentare di cambiare le cose.

PoliEdro ci sta provando nel suo piccolo. 

Abbiamo vissuto il bigottismo come singoli individui e come associazione; lo abbiamo subito dai nostri familiari e dai detrattori del PoliMi Pride. Eppure, non demordiamo, continuiamo a credere in un mondo migliore e a batterci anche per chi non è nella condizione di poter affrontare il bigottismo in prima persona. Per questo abitiamo partecipato alla manifestazione in favore del ddl Zan del 10 ottobre organizzata dai Sentinelli di Milano e per questo proseguiremo ad informare gli studenti tramite eventi dedicati.

 Siete tutti invitati, abbiamo bisogno della vostra partecipazione. Forse non si può cambiare il bigottismo, ma di certo lo si può combattere.

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