Scacco matto, impostore!

di Carlotta Pagani

Il cervello è un organo estremamente complesso, eppure così facile da ingannare, e non solo dall’esterno. Come individui, per meccanismi di difesa e autoconvincimenti, siamo in grado di alterare la percezione della nostra realtà.

 

 

L’effetto Dunning-Kruger

 

La sindrome dell’impostore è frutto della distorsione di noi stessi e delle nostre capacità, ed è una delle duali dell’effetto Dunning-Kruger. Il nome deriva dai due vincitori del premio Ignobel [1] nel 2000, che studiarono il socratiano “so di non sapere” a livello psicologico.
Provarono che, meno un soggetto sa, più è portato a sentirsi preparato in un dato ambito, e viceversa, più sa, maggiore è la consapevolezza dell’impossibilità di padroneggiare l’intera conoscenza. È da qui che nasce la sindrome dell’impostore, una figura competente nel proprio campo, con l’auto-illusione di non sapere abbastanza, e di aver ingannato le persone che lo circondano e che gli hanno affidato un ruolo.

Quante volte non ti sei sentito all’altezza della situazione e quante volte hai attribuito i tuoi successi a una serie di combinazioni fortuite? È una sensazione spesso radicata in contesti in cui la competizione è alta, ma più comune di quel che si pensi. A un tratto ti accorgi di quello che ti sta intorno: frequenti un’università il cui nome fa drizzare le orecchie agli amici dei tuoi genitori, in prima fila c’è il collezionista di trenta e lode, mentre tu potresti essere seduto tra i banchi di legno una volta occupati da Gae Aulenti o Giulio Natta.

Probabilmente se entrassimo in qualsiasi aula universitaria durante le lezioni saremmo in grado di individuare tutte le categorie dell’impostore…

Fenomenologia dell’impostore

Ecco la perfezionista, presumibilmente figlia di un medico e un’accademica, cresciuta in una casa piena di libri, affetto quanto basta e alte aspettative. Ha una resistenza fisica di cinque moke di caffè al giorno e tra i mille impegni trova sempre il tempo per un workout giornaliero. Nasconde lo stress dietro una cintura abbinata allo scrunchie, la sera crolla esausta mentre guarda “Le regole del delitto perfetto”.

Nell’angolo in fondo il solista, ha sempre odiato gli sport di squadra. Potenzialmente interessante, peccato non abbia mai dato agli altri la possibilità di farsi conoscere. Preferisce la didattica a distanza e non alza la mano nemmeno nelle classi virtuali, è sintomo di debolezza. Nel tempo ha sviluppato una grande tenacia di fronte ai problemi complessi, non riuscire a risolverli potrebbe portarlo a una profonda crisi esistenziale. Non ha mai saputo apprezzare la possibilità di osservare da punti di vista diversi e Roma non l’hai mai vista dal Gianicolo.

L’esperta non affronta alcuna situazione senza prima aver previsto un buon numero di scenari possibili equamente probabili e una via d’uscita per ognuno di essi. Questo maniacale bisogno di controllo e la paura di sentirsi incompetente l’hanno portata ad approfondire a livelli estremi le sue conoscenze, persino a fissare nella sua memoria a breve termine le formule di prostaferesi il giorno prima dell’esame di Analisi I, perché ‘non si sa mai’.

Il supereroe si allena per essere sempre sul pezzo, non ha mai accettato il fallimento. Dalle elementari è abituato ad essere il primo scelto in squadra nelle partite di palla prigioniera, perché anche in quello ha sempre sentito l’esigenza di primeggiare. Se si guarda allo specchio vede nel riflesso un mantello rosso, si chiede come sarebbe la sua vita da Clar Kent e basta.

Ultimo della lista ma primo della classe il genio, abituato ad assorbire come una spugna i libri di testo, entra in crisi se non comprende al volo la dimostrazione del teorema di Ulisse Dini. Fa solo ciò che gli risulta facile e raramente si scosta dal suo campo, se qualcosa gli viene difficile, semplicemente non si reputa all’altezza. Sebbene abbia creato altre aspettative, non ha paura di deludere gli altri, ma se stesso.

più frequente di quanto si pensi

Che venga dalle proprie insicurezze o che sia stata insinuata dall’esterno, la voce registrata dell’impostore è un nastro più diffuso di quanto si pensi, persino tra i 30L. Nasce dall’inevitabile confronto con gli altri, e senza aver letto le stelle credo di poter affermare, con una buona probabilità, di averti beccat*.

Scacco matto, impostore.

^[1] Riconoscimento satirico che viene assegnato annualmente a dieci ricercatori autori di ricerche “strane, divertenti, e perfino assurde“, quel tipo di lavori improbabili che “prima fanno ridere e poi danno da pensare“. Lo scopo dichiarato del riconoscimento è “premiare l’insolito, l’immaginifico, e stimolare l’interesse del pubblico generale alla scienza, alla medicina, e alla tecnologia”. I vincitori sono selezionati in base ad articoli pubblicati anche su riviste scientifiche autorevoli. (https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Ig_Nobel#cite_note-About-2)

La Terna Sinistrorsa