Transgender Day of Visibility

Il 31 marzo ricorre il Transgender Day of Visibility (TDoV), giornata inaugurata nel 2009 per compensazione del Transgender Day of Remembrance (TDoR). Infatti, mentre il TDoR ricorda le vittime e i soprusi subiti dalla comunità transgender, il TDoV celebra le persone transgender che hanno lasciato e lasciano un impatto nella società. 

Le due giornate potrebbero sembrare molto simili, ma se una indirizza l’attenzione sulla discriminazione subita, l’altra si focalizza sulla celebrazione di modelli di coraggio e capacità non comuni. Entrambe le rappresentazioni sono necessarie, benché sia più naturale per la gran parte delle persone tendere alla prima quando si pensa alla comunità transgender. Questa tendenza non è priva di fondamento; si basa su testimonianze, opinioni, credenze e dati che certificano come la lettera T della sigla arcobaleno sia particolarmente vessata. Ecco, quindi, alcuni dati, per fornire la sensazione della difficoltà dell’essere una persona transgender, ancor prima di esserlo out & proud.

L’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) ha pubblicato un rapporto nel 2020 basato sulle testimonianze di 19445 persone transgender in UE, di cui 890 in Italia [1]. Da ciò emerge che il 36% degli intervistati ha subito discriminazioni al lavoro nei 12 mesi precedenti il sondaggio sulla base del proprio essere transgender. Inoltre, il 17% degli intervistati ha subito attacchi fisici o sessuali nei passati 5 anni, che hanno generato pesanti ricadute psicologiche in una vittima su due.

Insomma, non è facile essere se stessi per una persona transgender. A maggior ragione, si ha ancora più timore nell’impegnarsi ad esserlo pubblicamente. Tuttavia, questa situazione porta ad un’assenza di rappresentazione e, in assenza di role model, è più difficile credere in un cambiamento della società, ma soprattutto nelle proprie capacità, ritrovandosi a ponderare l’idea di abbandonare i propri sogni.

Eppure, qualcosa sta cambiando negli ultimi anni.

Nuove associazioni si formano per combattere questa sotto-rappresentanza e fare squadra per un obiettivo comune. Molte di esse nascono nei Paesi anglofoni, dove le condizioni sono più favorevoli alla loro formazione, per combattere in ambiti in cui la stigmatizzazione è particolarmente forte, ad esempio in STEM.

In USA, la National Organization of Gay and Lesbian Scientists and Technical Professionals (NOGLSTP) viene formalizzata come organizzazione nel 1983 e da subito raccoglie professionisti in STEM della comunità arcobaleno, fornendo protezione, visibilità e potere mediatico alla categoria. Nel 2005 conferisce il premio LGBTQ+ Scientist of the Year alla docente universitaria Lynn Conway, donna transgender dalle invenzioni pioneristiche nel campo dell’informatica. La sua storia è oggi fonte di ispirazione per molte persone. 

Seppur estremamente capace nel suo campo, fu licenziata nel 1968 dall’azienda IBM in seguito alla rivelazione della sua intenzione di sottoporsi ad un percorso di transizione di genere. Ciò nonostante, ha continuato ad inseguire la volontà di lavorare in ambito STEM, seppur celando la propria condizione per timore di ripercussioni. Divenuta professoressa universitaria, ha fornito contributi fondamentali all’informatica, che le sono stati riconosciuti con numerosi premi alla carriera e dottorati ad honorem.  Infine, ritiratasi in pensione, sul finire degli anni ’90 ha pubblicamente fatto coming out circa la propria transessualità. Così, la sua storia ha impattato l’opinione sociale al punto che IBM ha ammesso pubblicamente le proprie colpe nel 2020.

Il caso di Lynn Conway può sembrare un unicum, ma è simbolo di una realtà che esiste e può cambiare la visione che la società ha delle persone transgender. 

Ad oggi, sempre più professionisti in STEM transgender trovano il coraggio di mostrarsi e dimostrare che è possibile fare scienza anche per loro. Ad esempio, si possono leggere le loro storie su 500 Queer Scientists [2], sito web che raccoglie le testimonianze di più di mille scienziati della comunità arcobaleno, o anche sul profilo twitter Trans in STEM[3]. Si può percepire l’importanza di simili iniziative nelle parole di Shayle B. Matsuda, candidato PhD presso l’Hawaii Institute of Marine Biology, che commenta così l’incontro con un docente transgender:

 

“Being in an office of someone who is so successful who had gone through the same things that I had gone through was meaningful. That moment was really powerful and really important for me in finding myself and that I belong in STEM.[4]

 

Sfortunatamente per l’Italia, questo tipo di associazioni ed iniziative prosperano in Paesi per lo più anglofoni. Infatti, sembra non esistano associazioni simili nel belpaese o quantomeno sono molto difficili da trovare su internet. Eppure, la presenza transgender in STEM in Italia non manca, benché non conosciuta o nascosta. 

Guardando in casa nostra, al Politecnico di Milano si è avviato un processo per agevolare gli studenti nel vivere la transessualità, con l’introduzione della carriera alias. Sebbene il procedimento sia lungo e affatto semplice, in accordo con le leggi vigenti, la carriera alias permette a coloro che lo desiderano di essere riferiti con l’identità che preferiscono all’interno dell’Ateneo [5].

Inoltre, l’esperienza della docente Zuin, secondo quanto riferito in un’intervista pubblicata sul quotidiano Il Giorno [6], fa ben sperare circa il grado di accettazione di persone transgender all’interno della comunità politecnica, come riportato di seguito: 

 

Sul lavoro, salvo una comprensibile sorpresa, per i colleghi docenti, per i ricercatori e per gli studenti non c’è stato alcun problema.”

 

Come evidenziato in precedenza, non è facile essere una persona transgender nella società attuale, ma le cose sembrano cambiare per il meglio. Nuove storie emergono ogni giorno, nuovi modelli ispirano le persone transgender a farsi coraggio e credere in se stesse e anche la società si sta muovendo verso il riconoscimento e il rispetto della diversità. Questi cambiamenti passano anche attraverso gli sforzi quotidiani di studenti che, grazie all’associazionismo, sull’esempio di modelli come NOGLSTP, riescono a smuovere la staticità delle istituzioni. 

Migliorare la società è sempre possibile, anche nel proprio piccolo, soprattutto col proprio esempio, con il proprio esistere. E se l’ambiente in cui si vive si dimostra soffocante, liste di rappresentanza come La Terna Sinistrorsa e associazioni come PoliEdro possono garantire quell’aria di libertà che manca.

Note
^ [1] European Union Agency for Fundamental Rights, A long way to go for LGBTI equality, 14 May 2020.  URL: https://fra.europa.eu/en/publication/2020/eu-lgbti-survey-results

^ [2] 500 Queer Scientists. URL: https://500queerscientists.com/

^ [3] Trans in STEM. URL: https://twitter.com/stemtrans

^ [4] Jenessa Duncombe, Shining a spotlight on LGBTQ+ visibility in STEM, Eos, 3 luglio 2019. URL: https://alltogether.swe.org/2019/07/shining-a-spotlight-on-lgbtq-visibility-in-stem/

^ [5] Per maggiori informazioni: sgs@polimi.itInoltre, fare riferimento al documento Protocollo per l’attivazione e la gestione di un alias per studenti e studentesse dei corsi di laurea di primo e di secondo livello, e aspiranti tali, in transizione di genere del Politecnico di Milano. URL: https://www.normativa.polimi.it/?id_sottoc=66

^ [6] Io, docente del Politecnico diventata donna, Il Giorno, 28 dicembre 2019. URL: https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/docente-politecnico-diventata-donna-1.4956805

La Terna Sinistrorsa