L’arte che stuzzica il palato e la mente

La nostra intervista a CIBO

di Ada Bacigalupo e Alice Simionato

CIBO, nome d’arte di Pier Paolo Spinazzè, classe 1982 di San Giovanni Lupatoto (Verona), è lo street artist che da anni lotta contro l'odio e la violenza inneggiati dall’estrema destra. La sua arma? Un’immensa tavolozza di colori e quella gioia che solo gli alimenti e la cucina possono dare mettendo tutti - o quasi - d’accordo.

  • Come è nata la tua passione per l’arte, in particolare per la street art e i graffiti?
    Ho sempre disegnato. Essendo anche figlio di una pittrice sono stato incentivato a dedicarmi all’arte fin da bambino. Sono partito dai muri della mia camera perchè i fogli erano troppo piccoli, poi un giorno ho visto dei ragazzi fare disegni enormi sui muri esterni e lì ho scoperto le bombolette, uno strumento pratico e più facile da usare perché il colore esce già pronto: basta schiacciare un bottone!
    Provenendo dal mondo del punk, sento che la street art è una forma di ribellione che serve a lanciare un messaggio che possa arrivare a tutti perchè tutti la possono vedere; non è un caso che la gente disegni sui muri dalla notte dei tempi.


  • Raccontaci un po’ del perché e del come nasce il progetto di CIBO.
    Come tutte le cose belle, nasce un po’ per scherzo e un po’ per necessità. Verona purtroppo è una città ‘’nera’’, con forti influenze neofasciste sia nelle istituzioni sia nelle diverse forme di aggregazione sociale; siccome la cosa non mi è mai andata giù, ho sentito la necessità di contrastare questa forma di violenza, e soprattutto di ignoranza, con le mie armi migliori: l’arte, la cultura e la bellezza.



Unione Speziale

  • E quali risultati senti di aver raggiunto?
    Posso dire che ho adottato un metodo che funziona alla grande dato che i neofascisti non sono in grado di usare la creatività, per cui in questi termini riuscirò sempre a batterli. Sento che, anche se da solo, sono riuscito a fare la differenza perchè non ho bisogno di affiliarmi a nessun tipo di estremismo: io mi riconosco nei valori costituzionali fondanti della Repubblica.
    In questi anni credo di aver cancellato centinaia e centinaia di svastiche qui nel veronese, l’efficacia del metodo si dimostra nel fatto che ora come ora nel mio comune non ne compaiono più, per assurdo in questo periodo non c’è lavoro da fare!


  • Questa è una bellissima notizia! Quindi credi che la perseveranza e il tuo atteggiamento impavido siano stati determinanti?
    Assolutamente! Io ci metto la faccia, non ho paura di mostrarmi in pieno giorno a disegnare e a coprire le loro scritte. In questo modo cerco di influenzare anche i miei concittadini che mi comprendono e mi supportano, non solo moralmente ma anche portandomi panini e birrette quando mi vedono all’opera.
    Alla fine i fascisti sono dei vigliacchi incapaci di venire a scontrarsi con me di persona, a dirmi le cose in faccia, per cui una volta che hai compreso i difetti del tuo nemico, il gioco è fatto. Dobbiamo combattere i loro messaggi intollerabili perché cercano di banalizzare concetti molto gravi; cioè, cantare ‘’faccetta nera’’ alla radio non è goliardia ma è la banalizzazione di concetti con cui avremmo dovuto fare i conti già molto tempo fa, e la cosa è molto pericolosa se lasciata incontrastata.


Sequenza di Cupcake

  • Perché hai scelto il tema della cultura alimentare come filo conduttore della tua lotta?
    La risposta è molto semplice: in Italia il cibo è un tema che ci accomuna tutti. Gli Italiani pensano sempre al cibo, anche mentre stanno mangiando. Inoltre siamo pieni di storia e tradizioni culinarie, basti pensare alla vastissima quantità di ricette e varietà di alimenti che abbiamo nel nostro territorio.
    Poi è divertentissimo pensare che nel nostro Paese si arriva addirittura a litigare per rivendicare l’invenzione di una pietanza, e questo ci fa capire quanto il cibo sia importante nella nostra cultura. Io sento di fare arte sacra praticamente!
    Il cibo è un soggetto facile da disegnare e comprensibile da tutti a prima vista, in più non ha alcuno schieramento politico. Chi vede un pezzo di formaggio se la ride, chi lo vede sapendo che ha coperto una svastica, se la ride il doppio!



  • Quando qualcuno copre il tuo disegno nuovamente con una svastica ti infastidisce? Come vivi questo “botta e risposta”?
    No non mi arrabbio, anzi solitamente sfrutto questa cosa per ricreare delle vere e proprie performance artistiche in cui più loro cercano di intimidirmi e di spazientirmi, più io mi diverto e ingigantisco la mia opera, migliorandola. Non si accorgono che più mi danneggiano i disegni più mi spronano a fare ancora meglio e a rendere tutto più saporito.
    Ovvio che poi ci sono situazioni che mi pesano maggiormente, ma tutto questo mi fa pensare a tutta la paura che questi loschi soggetti hanno dell’arte e del messaggio che può veicolare.
    La fortuna è che io ho un carattere che non si lascia abbattere, ma un altro artista potrebbe cedere di fronte a questi colpi bassi, e la perdita di un artista è sempre una cosa gravissima.




Verona ama

  • Decorare un quartiere con disegni può cambiare la percezione urbanistica e sociale dei posti e delle persone che li visitano o li vivono, per cui, quanto è importante secondo te la bellezza dell’ambiente che ci circonda? Perché ad esempio a Milano ultimamente utilizzano molto quella che viene chiamata ‘’urbanistica tattica’’ tramite cui non si stravolge la composizione di uno spazio urbano ma in qualche modo lo si abbellisce con colori e nuove aree pedonali.
    Quello che io faccio nelle mie zone è una forma di volontariato mosso dal mio senso civico; con le mie azioni ho motivato altri a fare lo stesso per restituire qualcosa alla propria comunità, ovviamente con i propri mezzi e capacità – anche solo raccogliere le cartacce per terra.
    Molte amministrazioni adesso adottano il ‘’trucchetto’’ della street art per ridare vita a quartieri fatiscenti, ed è una cosa bellissima perché questa è una forma d’arte in continua evoluzione: ieri non c’era, oggi c’è, domani chissà. Il senso del tempo rende la street art molto interessante dal punto di vista urbanistico perché essa esprime qualcosa di contemporaneo che dona dinamicità e unicità agli spazi rispecchiando la vita della città che cambia.


  • Quali posti prediligi decorare in generale? Quando ti è possibile scegliere, ovviamente.
    In generale cerco sempre di andare ad interagire là dove passa più gente, tipo le strade trafficate in modo che più occhi possibili cadano sulla mia creazione, oppure in zone dedicate ai bambini; in queste soprattutto puoi creare tanti giochi ed è divertente.



  • Hai trovato dei limiti amministrativi che in qualche modo volevano incolpare la tua street art? Come è stata risolta la questione?
    Diciamo che ho una bella collezione di denunce, ma alla fine le azioni legali le ho sempre vinte perchè so di operare nel giusto. Tra i tanti, ho anche avuto uno scontro direttamente con il sindaco del mio comune a proposito di un murales dedicato ai bambini della scuola elementare, fortunatamente anche in questa occasione ho avuto la meglio. Tra l’altro la cosa che ci tengo a precisare è che il sindaco ha un mandato con scadenza, mentre il mio è un mandato a vita, di conseguenza c’è poco da fare i gradassi con le querele e le denunce, specialmente se coinvolgi dei bambini.

  • È  mai capitato che questa situazione di ‘’scontro’’ degenerasse?
    Fortunatamente posso dire che fino ad ora si è sempre rimasti in toni civili senza mai sfociare in peggiori forme di aggressioni, e questa è una bellissima vittoria della non violenza. Agli inizi avevo tenuto conto del fatto che potessero verificarsi episodi drammatici, come già accaduto a Verona, ma non mi sono fatto intimorire; se sono in strada è anche per Nicola Tommasoli*, per non lasciare altro campo libero a gente violenta che è stata capace di ammazzare.

    *Compagno e amico di CIBO all’università IUAV di Venezia, vittima di un’aggressione nazifascista.


  • Ma pensi che le persone che si avvicinano a questi ambienti di estremismo e violenza, lo facciano per ‘’dare voce’’ ad un disagio?
    Forse in parte nelle fasce d’età più giovani, ma in generale chi muove le fila di queste aggregazioni sono persone benestanti e istruite, il che mi fa doppiamente infuriare dato che, non vivendo situazioni economiche o sociali disagiate, avrebbero accesso a moltissimi mezzi culturali per comprendere la stupidità e la gravità di certe idee.
     
Muffin & Cupcake

  • Sul fatto che a volte ti hanno accusato di coprire solamente alcuni simboli di forze politiche estremiste e non altri, come rispondi?
    Prima di tutto sono un’artista e in quanto tale non ho l’obbligo di giustificare le mie azioni. Poi c’è da dire che a Verona il problema di fondo non sono le due falci e martello ma le centinaia di celtiche e svastiche. Se qualcun’altro ha problemi con le falci e martello può scendere in strada e occuparsene, la strada è di tutti.


  • Quanto i social network, e internet in generale, aiutano a diffondere il tuo pensiero?
    I muri non si possono spostare ma le idee si. Attraverso i social posso mostrare il mio lavoro e diffondere il messaggio.  


  • Beh a questo punto dicci un po’ di più: progetti e idee che hai per il futuro?
    Devo dire che questo periodo di lockdown mi ha aiutato a dedicarmi anche ad altri nuovi progetti che fino ad ora avevo rimandato, in primis un libro illustrato per bambini dedicato all’educazione alimentare che sarà stampato negli USA e che dovrebbe essere tradotto anche in italiano. Poi mi sto dedicando a creare giochi da tavolo, adesivi, quadri e tante altre illustrazioni, non potendo uscire mi sono adattato. 

12 gennaio 2021, Zoom

Cari lettori e care lettrici, state connessi perchè presto potrebbero saltare fuori nuove attività e progetti in collaborazione con CIBO. Continua a bollire qualcosa in pentola! 

Ringraziamo ancora tantissimo CIBO e Sara per la disponibilità dimostrataci nella realizzazione di questa intervista. 

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Credits photo: @cibo

La Terna Sinistrorsa