Civil Rights or Civil War

LA LOTTA DEGLI OPPRESSI PER LA LIBERTÀ

Esattamente 20 anni fa, nel luglio del 2001, a Genova aveva luogo il G8 con le violenze e i massacri che ne scaturirono. Come purtroppo è successo per tante altre pagine oscure della storia, di ciò che accadde in quei giorni non si è mai parlato abbastanza ma, nonostante i tentativi di voler nascondere le nefandezze di uno stato di polizia che aveva rivoltato come un calzino ogni concetto conosciuto di democrazia, ci sono state tante persone che hanno portato avanti battaglie per non lasciare che quello scempio andasse dimenticato dalle altre generazioni. Coloro che hanno lottato non hanno mai smesso di insegnare le lezioni che quei giorni avevano impartito, senza mai piegarsi alla violenza del potere e continuando a diffondere i messaggi di solidarietà per cui erano scesi pacificamente in piazza.

Anche se ormai sembra passato molto tempo, è evidente che il mondo si trova ancora a scontrarsi con la repressione delle minoranze voluta da una società incapace di vedere oltre il mero profitto del qui ed ora.

Adesso tocca alla nostra generazione lottare per ottenere un sistema equo che garantisca per davvero ad ogni essere umano di vivere con dignità la propria vita, perché è inutile fregiarsi di aver firmato dichiarazioni sui diritti umani e costituzioni se poi nella pratica quelle belle parole non si convertono in fatti.

Alla classe politica e dirigente odierna manca la lungimiranza – oltre che l’umanità, come molto spesso si premura di farci notare con decisioni aberranti – che è una di quelle qualità ahimé tanto importanti quanto rarissime. Siccome siamo in atmosfera di Pride, non si può non pensare ad Harvey Milk, un uomo straordinario che, negli anni ’70 dell’America puritana e bigotta, di lungimiranza e coraggio ne ha avuti da vendere. Una storia straordinariamente raccontata nel film ‘Milk’ di Gus Van Sant, dove si intermezzano scene recitate con filmati storici creando un vero e proprio docufilm che narra la nascita e gli sviluppi della comunità gay di San Francisco, città che è stata teatro di manifestazioni per i diritti civili e dove Milk svolse campagne elettorali fino a quando divenne il primo uomo dichiaratamente omosessuale ad essere eletto in una carica politica negli Stati Uniti.

È incredibile pensare a quanto ancora oggi questa storia, se si svolgesse nel presente, sarebbe straordinaria; è quindi altrettanto spiacevole pensare che nel presente l’omosessualità sia un taboo con cui la vecchia mentalità reazionaria di moltissimi stati – compresi anche alcuni di quelli che sulla carta si dichiarano a favore dei diritti dei gay – non riesce a fare i conti e contro la quale si scaglia istericamente, come se l’amore fosse qualcosa di preimpostato per gli esseri umani e che non può nascere spontaneamente a prescindere da sesso, etnia o religione. Per dirla con parole più semplici: è assurdo pensare che se domani in uno stato come l’Italia ci fosse un candidato o una candidata gay per elezioni politiche, verosimilmente la maggior parte della popolazione ne rimarrebbe turbata e tutte le massime testate giornalistiche ne approfitterebbero per uscirsene con titoloni fuori luogo, ambigui quel tanto che basta per alimentare il continuo clickbait. Spero di venir presto smentita ma fino a quando le persone omosessuali non saranno accettate e trattate con il rispetto che ogni persona merita, non si potrà dire di vivere in un mondo solidale che promuove davvero le pari opportunità.

In tutto questo vorticare di connessioni mentali, stimolate da quella che è stata e continua ad essere la rivendicazione della libertà, non si può fare a meno di vedere nelle proteste e nelle violenze che accaddero nel quartiere di Castro (il quartiere di San Francisco dove per l’appunto si stabilì la comunità gay ai tempi di Milk) un parallelismo con ciò che accadde nel 2001 a Genova perché, seppur con cause diverse, ci si batteva per lo stesso obiettivo comune, ossia la realizzazione della democrazia che, in primis, è la tutela delle minoranze.

Partiamo quindi da questo concetto, ritroviamo il valore della democrazia e cominciamo a costruire sul serio un mondo che non lasci più indietro nessuno e che si prenda cura delle persone, partendo dal tutelare il più possibile chi ancora soffre di discriminazioni. Perché è così difficile approvare una legge come il DDL Zan? E soprattutto, perché è così difficile da approvare anche per politici che si dichiarano ‘’di sinistra’’? Sabato 8 maggio a Milano si è tenuta una manifestazione a supporto di questo importantissimo disegno di legge; tra i molti interventi, ognuno di grande valore, ce n’è stato uno che con forza e concisione ha fissato la vera chiave di questa proposta: quello di Susanna Camusso, ex segretaria generale della CGIL, che con poche parole ha ribadito che ampliare i diritti di qualcun altro non mi priva di qualcosa ma, anzi, va a vantaggio di tutti.

Con questo messaggio ben fissato nel cervello non si può far altro che dire: « Sì al DDL Zan, sì ai diritti civili, sì ad un mondo dove tutti abbiamo la stessa dignità e le stesse opportunità ».

Non si può più essere tolleranti con l’odio, il tempo è scaduto!

La Terna Sinistrorsa