CHI STUDIA VIAGGIA, CHI VIAGGIA PAGA!

Introduzione

Studentə e lavoratorə percorrono quotidianamente la stessa tratta, avanti e indietro, proprio come un pendolo col suo moto armonico; la differenza però è sostanziale: il periodo di oscillazione dell’oggetto fisico in assenza di effetti dissipativi si mantiene costante, invece – sebbene il simbolo di Trenord sia il ciclo di isteresi – alla compagnia ferroviaria detentrice del monopolio regionale non piace la fisica, ma piuttosto la magia, perché non smette mai di stupire. Infatti, se sai – circa – quando parti, l’arrivo è perlopiù un mistero. E non è solo la gestione del traffico ferroviario a stupire: ormai i vagoni trenord sono diventati il palcoscenico di spettacoli comici, di fantozziana memoria, in cui però tu sei lə protagonista.

Tratti da storie vere

Era orario di punta e il vagone stranamente vuoto. Mi siedo, arriva il controllore. “Biglietto, prego” “Tenga” … “Lei sa dove si trova?” “Ehm, tra Lambrate e Pioltello, mi pare” “Sì, ma dove sta?” “In che senso? Sto seduto” “Sta seduto in prima classe. Sloggi” Ma poi quali comfort offre la prima classe rispetto alla seconda sui regionali? Neanche mi ero accorto!
“Si avvisano i signori passeggeri che la corsa termina qui, per possibile presenza di un ordigno bellico sulla tratta ferroviaria”
Fu una sera in cui il diluvio universale sradicò un albero, il quale cadde sui fili della linea ferroviaria, chiaramente bloccando il transito. Inutile dire che restammo fermi per ore, finché un tale perse la pazienza e decise di uscire dal finestrino, lì ebbi il mio momento di gloria: come Sheldon Cooper travestito da supereroe urlai: “Non uscire dalla gabbia di Faraday!”.
Come ogni martedì, io e i miei amici prendiamo il treno delle 18:45 da Bovisa. Il treno parte. Il treno si ferma. Il treno riparte. Si ripete un numero impreciso di volte, finché non ci fermiamo definitivamente. Ovviamente alla stazione precedente rispetto alla nostra. I minuti di ritardo si accumulano: nessun avviso, vagone al buio, treno spento. Dormire sul treno non è proprio l’avventura dei nostri sogni, concordiamo sul gesto estremo: leva d’emergenza, piotte fino alla stazione d’arrivo. Una sola certezza: mai più tacchi da pendolare.
“Ciao Pedro, stiamo scrivendo un articolo per il Lanterna. Hai aneddoti da pendolare da raccontarmi?” “Di che tipo? Potrei parlarne per ore… e potrei anche farlo, visto che sono su un treno in ritardo”

Ho imparato cosa significa essere pendolare il giorno del mio 18esimo compleanno, un venerdì di una meravigliosa settimana trascorsa al Politecnico per un progetto con le scuole superiori.

Piccolo problema: venerdì c’è spesso sciopero. Saltai sull’unico treno in partenza, costringendo i miei a farsi un viaggio di più 30 km per riportarmi a casa.

Compleanno memorabile. Grazie Trenord, tanti auguri a me.

Ci sono due tipi di pendolari. Quellə che non accettano il ritardo: passano ogni minuto a lamentarsi a voce alta, a sbuffare o peggio a cercare di fomentare chiunque abbiano intorno, pensando così di convincere il ciuff ciuff a recuperare ogni secondo di ritardo. C’è poi la categoria disillusa: se avessi un euro per ogni volta che ho disperatamente evitato il contatto visivo con l’altra categoria nel pieno della loro crisi per farmi gli affari miei, sarei milionaria.
Ho iniziato a fare video su TikTok per divertimento. Una mattina prendo il treno, si siede una ragazza di fronte a me. Apre TikTok, alterna lo sguardo sullo schermo e su di me, ero nella sua 4u page. Ora stiamo insieme!
I treni mi sorprendono sempre: pendolo quasi tutti i giorni e i miei orari sono variabili, eppure incontro spessissimo qualcunə che ho conosciuto in passato. Certi giorni vorrei solamente godermi il mio mental breakdown ascoltando fortissimo Lewis Capaldi. Ho finito gli argomenti da small talks, come faccio a dire in maniera gentile: “Non rompermi il ca**o?”
Viaggio di ritorno, treno tranquillo, leggo il mio libro in pace. Il treno sta per fermarsi, un ragazzo cammina lungo il corridoio e si ferma. Raccoglie una cosa in terra, di fianco al mio sedile, dicendomi: “Ciao, forse ti è caduto questo” Non faccio in tempo a guardarlo, che l’oggetto in questione viene poggiato sulla mia giacca. Il ragazzo scende dal treno, felice della sua buona azione. Io intanto mi accorgo che sulla MIA giacca è stato poggiato a tradimento un lacero paio di mutande da uomo, palesemente distrutto da un potentissimo sparticù, antica mossa di sottomissione tra fratelli e amici sin dall’infanzia.

Problemi sociali e problemi logistici

Sui mezzi, lə studentə pendolare trascorre 80 minuti al giorno, stimando in maniera ottimistica 40 minuti per tratta. A regime, 80 minuti in 5 giorni lavorativi. Per 4 settimane sono 1600 minuti: in un mese passa 27 ore sul sedile blu.

Il viaggio spesso non è nemmeno confortevole: sovraffolamenti, eccessiva aria condizionata, assenza di riscaldamento, perdita di acqua dagli impianti, la signora al telefono con tutta la famiglia, i pischelli con la cassa, il ragazzo senza cuffie, le urla di liceali e matricole esaltate, il business man in carriera in video call, il programmatore e il suo picchiettare i tasti, la studentessa che ripete l’Eneide in versi, il mangiatore di kebab e il cappotto invadente del vicino.

I ritardi, gli scioperi, le sospensioni, gli ordigni bellici, i guasti. Il treno è un luogo di condivisione e silente accettazione dell’altro, tempo vacuo speso per massimizzare il fatturato o rilassarsi con i sensi di colpa metabolizzati nello stomaco. A questi problemi sociali, si aggiungono i problemi logistici, imputabili alla compagnia che gestisce i trasporti.

La situazione attuale

Per anestetizzare la rabbia, Trenord sfrutta ciò che per questa società è più prezioso rispetto al tempo: il denaro.

  • Con l’abbonamento mensile l’acquirente ottiene uno sconto del 30% se, tre mesi prima di quello corrente, non sono stati soddisfatti gli standard minimi previsti dalla compagnia.
  • Per l’abbonamento annuale invece lo sconto massimo è del 10%.
  • Per tutti gli abbonamenti IO VIAGGIO OVUNQUE LOMBARDIA non esiste sconto.

Facciamo due conti

Analizziamo la prima ipotesi: se stimiamo il prezzo dell’abbonamento intorno ai 90 euro al mese, lo sconto è di 27 euro. Mediamente e in maniera ottimistica, per ciascuna tratta vengono accumulati 10 minuti di ritardo, circa 7 ore al mese. Il tempo perso del pendolare dunque vale (27,00 euro/mese)/(7 ore di ritardo/ mese) = 3,9 euro all’ora!

E negli altri Atenei?

Altre università italiane, consapevoli delle problematiche legate al trasporto pubblico e ai costi sostenuti da chi studia per recarsi in aula – nonché a casa nel caso dei fuori sede – hanno stipulato convenzioni con gli enti di trasporto urbani, regionali e nazionali. Tra le motivazioni che spingono questi provvedimenti è necessario menzionare anche una maggiore attenzione al tema della sostenibilità, incentivando l’utilizzo dei mezzi pubblici.

Il Politecnico di Milano ha stipulato accordi con enti privati, quali Flixbus e società di noleggio scooter e automobili. Nel frattempo, l’azienda dei trasporti del comune meneghino prevede sconti per gli under 27.

Ci sono comunque problemi da risolvere

Il primo è che, in questo quadro generale, la categoria degli studenti pendolari non può usufruire di convenzioni dedicate e non rientra in fasce protette: troppo vicini per riuscire a entrare in graduatoria per l’alloggio a tariffa agevolata, troppo lontani per doversi solamente servire degli abbonamenti cittadini e dei relativi sconti. L’ipotesi di affitto spesso non viene nemmeno presa in considerazione da questa categoria di studentə, perché economicamente svantaggiosa: contro l’elevato costo di vita della città Milanese, vince l’opzione che prevede un considerevole risparmio di denaro a discapito del tempo perso sui mezzi.

Inoltre, a chi studia fuori sede, Trenitalia propone degli sconti “Young” per Under 30, che però si esauriscono molto in fretta, soprattutto in prossimità delle festività: proprio nei periodi in cui lə studentə vorrebbero tornare dalle loro famiglie, i prezzi dei biglietti crescono esponenzialmente. Per darvi un’idea delle cifre, servono più di 200 euro tra andata e ritorno per passare le vacanze di Natale in famiglia. Questo perché non è prevista una scontistica Trenitalia dedicata a chi studia, non esiste nessuna convenzione con la nostra università.

Bisogna fare di più. Bisogna mettere in discussione il concetto di trasporto. Non vale più la frase “è sempre stato così”, perché chi studia viaggia, ma viaggiare costa, e molto. Crediamo che il diritto allo studio passi anche attraverso agevolazioni sui prezzi ordinari dei trasporti, perché abbonamenti e biglietti per il rientro costituiscono ad oggi una consistente spesa per le famiglie.

L’essere pendolare o fuori sede usura a livello psicologico, ma anche e soprattutto economico. Non che i due fattori siano scorrelati, anzi. Mai come in questi due anni di pandemia l’abbiamo realizzato.

Chiediamo un sostegno economico per chi pendola in Lombardia o deve attraversare mezza, se non tutta Italia, per rivedere la propria famiglia.

Abbiamo lanciato una raccolta firme per chiedere accordi economici tra il Politecnico di Milano, Trenord e Trenitalia, sulla scia delle convenzioni esistenti e ottenute da altri atenei italiani.

È un momento storico estremamente delicato, siamo tornati a scendere in piazza per chiedere diritti e per implorare di agire rispettando il pianeta. Questo Bel Paese è davvero bello, ma terribilmente indietro sotto diversi aspetti rispetto ai colossi non solo mondiali, ma anche Europei. Andiamo avanti, comunichiamo ciò che non funziona, perchè ciò che per alcuni è un grande problema, per altri è invisibile.

Informati sul nostro sito, scopri le convenzioni che altri Atenei d’Italia prevedono per chi viaggia per studiare e FIRMA PER QUESTA CAMPAGNA

#chistudiaviaggia

La Terna Sinistrorsa