Giungla del lavoro

Tuttз noi pensiamo di poter uscire dal Politecnico con la nostra bella laurea e fare il lavoro dei nostri sogni. Beh, non è così. Dopo aver faticosamente redatto e distribuito il proprio portfolio e curriculum a qualsiasi studio saranno in pochi quelli che si degneranno di rispondere con una riga per dire che magari non hanno posizioni disponibili o a chiedere un incontro di colloquio. Attenzione però! Il colloquio potrà essere professionale o al limite del comico.
Una qualsiasi ragazza può sentirsi chiedere: “Non vuole fare figli, no?”. Come se l’intenzione di utilizzare il proprio utero possa compromettere la propria professionalità.
Oppure guardandoti dalla testa ai piedi possono dirti: “Tu ti fai le canne, vero?”, mettendoti in imbarazzo e insinuando che tu possa consumare qualche sostanza stupefacente.
C’è anche chi durante un’esperienza lavorativa, dopo settimane piene di lavoro, anche il weekend ovviamente, fino alle 23:00 veniva premiato con un gelato. Come se dei professionisti che lavorano come dei muli possano accontentarsi di un gelato dato per contentino appunto.
Dov’è la “professionalità” di questi studi “autorevoli”?
Se la trovate ditemelo.
Non abbiamo ancora aperto il capitolo retribuzione, questa potrà essere inesistente per i primi mesi, da fame per il resto del primo anno di lavoro, ma niente paura: potrete permettervi di comprare un cartone con cui stare al caldo durante i gelidi inverni milanesi. A meno che voi non possiate chiedere i 600 euro di bonus che lo stato eroga per darli allo studio che ha troppe spese e “non vorrebbe ridurre l’organico”, frase intesa come minaccia ovviamente. Della serie o mi dai i soldi o te ne vai.
Questo è stato denunciato dalla pagina instagram di “Riordine degli architetti”, un noto studio milanese richiede ai propri “collaboratori” di fare domanda per il bonus di 600€ erogati dallo Stato lo scorso anno in sostegno delle partite IVA a basso reddito, per poi concedersi uno sconto della stessa somma sul loro “stipendio”. Dalla registrazione divulgata da Riordine degli Architetti vergognosa è appunto la minaccia velata che rileva quando si parla di “situazione difficile”, “non c’è lavoro per tutti”, “non vogliamo ridurre l’organico” ecc.
Dalla stessa pagina Instagram è partita un’altra denuncia per la vergognosa lista di regole e doveri dei collaboratori di un noto architetto milanese ultimamente molto coinvolto in un progetto di riqualificazione urbana. Tra le varie:

  • Tutte le chiamate private sono vietate ad eccezione del time-out o pausa pranzo e il telefono deve essere spento durante le ore lavorative. Potrete ben capire che collaboratori con figli o genitori anziani a cui badare possono avere dei problemi ad essere completamente “isolati” telefonicamente.
  • Qualsiasi pausa caffè o sigaretta deve essere fatta durante i time-out, non bisogna parlare durante le ore lavorative, bisogna ridurre al minimo le domande. Poi ancora non disturbare mai il grande capo se non richiesto. Ma ehi! Lui ti manderà le revisioni con commenti poco carini e bestemmie.
  • L’ultimo a lasciare lo studio deve spegnere tutto e sarà responsabile della sicurezza, in caso di perdita delle chiavi lo studio non coprirà le spese che ne deriveranno.

Assieme a queste in parte accorpate vi è ancora una sfilza di regole. Questo studio sostanzialmente vuole delle macchine che lavorino costantemente e che possano avere solo pause prestabilite. In delle email richiedono tre stadi di avanzamenti durante la giornata: il primo alle 13:00 e l’ultimo alle 23:30. Si lavora anche sabato e domenica tanto “recupererete le energie dopo la consegna”.

Il codice deontologico degli architetti sancisce chiaramente: 

“Art. 21 (Rapporti con collaboratori e dipendenti):
1. Nei rapporti con i collaboratori, da intendersi tutti i prestatori d’opera che svolgono lavoro prevalentemente proprio e senza alcun vincolo di subordinazione, e nei confronti dei dipendenti, da intendersi tutti coloro che svolgono prestazioni di lavoro con qualsiasi qualifica, alle dipendenze e con vincolo di subordinazione, il Professionista ha l’obbligo di compensare la collaborazione in proporzione all’apporto ricevuto o a quanto concordato preventivamente.
2. Il Professionista nei confronti dei propri collaboratori, ha l’obbligo di regolamentare i rapporti con costoro esercitando un ruolo di supervisione e responsabilità.
3. Il Professionista nei confronti dei propri collaboratori, è tenuto: a non mettere in atto alcun tipo di comportamento atto a violare le norme riportate nell’art. 20; ad assicurare ad essi condizioni di lavoro adeguate; a concedere loro la possibilità di frequentare le attività di aggiornamento professionale; a mantenere i patti e gli accordi definiti al momento dell’inizio della collaborazione”.

Dov’è l’Ordine degli Architetti in tutto questo? Perché non sanziona coi giusti strumenti di cui dispone?
Tornando tra i banchi universitari esiste uno strumento per riconoscere questi studi e quindi suggerire ai neolaureati posizioni che non prevedano di lavorare in condizioni poco consone? A questo dovrebbe rispondere il Career Service.
Spero che queste denunce e il “rumore” fatto dalla pagina Riordine degli architetti possa scuotere le sfere competenti affinché nessuno di noi venga più sfruttato, insultato e ignorato. L’omertà non può essere più accettata.
Iniziamo a fare “rumore” tutti insieme.

Fonti:

Pagina Riordine degli architetti

Codice deontologico degli architetti

Testimonianze tra i banchi universitari.

La Terna Sinistrorsa